Chi se non Guido Vetere poteva ricordarci questo libro straordinario? Sono andato subito a rileggere la prefazione di Michele Ranchetti (altrettanto extraordinario editore, traduttore e storico e…) che voglio ricordare qui: “La mancanza di una prospettiva, di una ragione per cui la persecuzione avvenga, l’assenza di una ribellione alla tragedia nel nome di una tragica provvidenza distruttiva, il rifiuto sotteso di ogni credenza ad un destino, danno alla testimonianza un carattere di assolutezza e di necessità: ogni particolare non deve essere trascurato, ogni angheria, la più miserabile come il più efferato esempio di terrore e di morte: tutto è sullo stesso piano, tutto viene trascritto nel diario, dalla riduzione della razione di tabacco al nome della cugina che si impicca: la tragedia è fatta solo di particolari.”
Non so se vi ricorda qualcosa, a me sì.
Scrive più avanti Ranchetti: “Tuttavia, su questo minuzioso terrore, a partire da metà degli anni trenta, si profila un progetto, che corrisponde anche, in certa misura, alla sua professione di filologo. Klemperer si accorge che, fra le tante forme della crescita del potere nazista, una rappresenta per lui in particolare la forma per eccellenza della distruzione del senso della libertà e dell’esistenza naturale: la distruzione della lingua o, meglio, l’occupazione della lingua da parte di Hitler e dei suoi scherani.
Gradualmente, ma con un processo che sembra naturale, e inarrestabile, la lingua tedesca subisce come una conversione alla ideologia tedesca. Anche questo è un processo minuzioso e non dichiarato: è una conquista lenta che si esercita mediante le parole e non le armi. Le espressioni vengono distorte dal loro significato originario, costrette ad assumere un valore e una violenza diversa. Klemperer procede da filologo, le annota, le confronta fra loro, ne compone una sorta di vocabolario o di glossario e si immagina, forse riprendendo l’antica metafora della battaglia universale, di disporre le nuove parole come soldati del fronte nazista, in lotta con l’universo delle lingue liberali.”
Luca Sossella