My little Uniporno

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Ilaria Cerioli

Navigo per siti hard più per dovere che per piacere. Li frequento, infatti, in quanto giornalista e scrittrice interessata a indagare la tematica relazionale. Ammetto che mi capita raramente di trovare qualcosa che desti la mia attenzione e, dopo aver visionato ormai quasi tutte le categorie, noto come la qualità dei prodotti offerti sia diventata ogni giorno più scadente. L’amatoriale è spesso di cattiva qualità e i protagonisti sono incapaci di destare desiderio negli spettatori. Prevale il grottesco anche nelle pellicole in cui risaltano solo i fisici perfetti degli attori. Più che un porno sembra la pubblicità delle palestre Virgin: vuoi rassodare glutei e tonificare i bicipiti? Prova la posizione sessantanove del kamasutra.. Insomma non c’è cura e la regia è incerta. Qui conta solo il genitale in vista e il sesso è decisamente poco autentico nonostante i gemiti, lo squirting e le cascate di spermatozoi sulle attrici. Tutti ricorriamo al porno, da soli o in coppia, per risvegliare la fantasia. Basta osservare i dati dei fatturati dell’industria del cinema a luci rosse per comprendere come sia abitudine diffusa il piacere in rete. Pertanto perché accontentarsi di un bad porn? Dobbiamo pretendere un’industria a luci rosse trasparente, accattivante, interessante, corretta nei contenuti e, magari, perché non anche educativa visto che ormai sappiamo quanto sia diffuso anche tra gli adolescenti ricorrere a questi siti? Suvvia, come sosteneva la mia counselor, concedersi qualche momento di evasione non crea certo dipendenza, pertanto diamo al porno quel che è del porno e, anziché demonizzarlo, impariamo a riconoscerne i lati positivi senza falsi pudori. Per questo motivo vi consiglio alcune novità del settore, interessanti proprio perché prendono le distanze dagli schemi tradizionali. Insomma parlo di un porno intelligente! Una piccola rivoluzione si sta affermando e, nonostante i gusti degli italiani di mezza età siano ancora fedeli alla tradizione, i giovani raccontano con un linguaggio nuovo la loro sessualità. Che cosa significa porno etico?

Si tratta di rispettare i diritti di chi lavora in questo settore, di evitare di cadere nei soliti schemi, sostenere il principio del consenso e della reciprocità del godere. Qui si rifiuta non solo ogni allusione allo sfruttamento sessuale o alla violenza di genere, ma ci si impegna per dare una visione coerente e sfaccettata dell’eros, senza esclusioni. Un esempio doveva essere il sito Come 4, oggi inattivo. Peccato perché era molto promettente. Avviato nel 2012 da Marco Annoni e Riccardo Zilli, un dottore di ricerca e un urbanista appassionato di web master, Come 4 spiccava tra tanta banalità. Nonostante fosse un sito con contenuti sessuali espliciti, creati direttamente dagli utenti (chiunque, pur rispettando le regole, era libero di caricare le proprie performance e scaricare video gratuitamente) era collegato a una serie di cause benefiche. Pertanto guardando un porno potevo contribuire a salvare la foca monaca o il circolo polare artico. Se l’industria del porno è una delle poche in continua ascesa ricavando fatturati da capogiro, perché non unire l’utile al dilettevole? Che si senta l’esigenza di un registro diverso è piuttosto evidente: non è un caso infatti che tanti blog o magazine in rete affrontino questi temi. Si aggiungono poi le serie tv come Sex Education o Euphoria in grado di affrontare argomenti forti con stile. In quest’ultima ad esempio si racconta di un gruppo di studenti di scuola superiore alla scoperta della propria identità sessuale. E, secondo mia figlia Anita, diciassettenne in gamba, le due serie tv, uscite nel 2019, dimostrano bene come i millenials siano più disinibiti e informati dei loro genitori che, ancora di nascosto, al buio delle camere da letto, cliccano imperterriti sulle categorie MILF o BABYSITTER. Proprio per corrispondere alle nuove esigenze da parte di un’utenza attenta a rispettare i diritti di ciascuno e consapevole dei propri appetiti, nasce l’ethical porn dove non esiste coercizione, sfruttamento e dove si mostra una versione più reale delle mille sfumature del sesso. Diverse sono le piattaforme che celebrare l’amore equo e solidale: un esempio è Bright Desire in cui vere coppie si mostrano nella più completa intimità; oppure Joybear, fondata nel 2003 da Justin Santos, uno dei primi esempi di porno di qualità ed etico. E in Italia come siamo messi? Ovviamente ancora agli albori, però qualcosa si muove. Da poco è nato Uniporn tv, la prima piattaforma italiana dedicata al porno etico e indipendente. Si distingue in due sezioni: quella dedicata ai film e il blog in cui si trovano articoli interessanti con l’obiettivo di fare informazione seria. Per quanto riguarda la sezione filmica ne adoro i titoli e le sinossi. Sono così evocativi e accattivanti. Un esempio è Phito amore che cito “non ha una storia, gioca con la tua amigdala perché vuole capire che reazione avrà..” mi chiedo in quanti utenti si soffermeranno come la sottoscritta rapita e in estasi sul termine “amigdala” piuttosto che sui fotogrammi degli accoppiamenti. Oppure Succubus o True Crypte o il famoso Insight di Lidia Ravviso realizzato con la performer Slavina, qui protagonista e coautrice. Le nuove narrazioni del desiderio raccontano l’eros rispettando i diversi punti di vista, lontane dalle norme classiche della cinematografia hard. Ponendosi coraggiosamente come avanguardia non ammettono discriminazione «siamo attivist* e professionist* del mondo della produzione e della distribuzione culturale indipendente, impegnat* nella costruzione di un immaginario di libertà che possa trasformare il presente». E poiché condivido l’idea che la pornografia sia uno spazio di divertimento, faccio mia la frase in calce alla pagina di Uniporn.tv: «Se non posso godere, allora non è la mia rivoluzione».

Ilaria Cerioli