Dopo essere stato in giro per l’Europa, dopo aver dato scandalo per aver lasciato moglie e figli e aver sposato una cugina giovanissima, dopo aver fondato riviste, scritto poemi, dopo essere diventato padre del Creazionismo letterario, Vicente Huidobro torna in Cile.
È un uomo diverso, meno impulsivo, pensa alla politica adesso, ripensa ad alcune delle sue convinzioni poetiche, pur senza rinnegarle.
Adesso, Huidobro, ha capito che la parola è una cosa viva, una creatura ma, come tale, capricciosa e magica può anche distruggere, ossessionare, creare incubi e ammorbare l’esistenza.
Di questo parla Satiro o il potere delle parole, portato in Italia dalle Edizioni Arcoiris, scelto e tradotto da Loris Tassi per una collana bellissima, che lui dirige, e che consiglio vivamente di seguire, di scoprire, che si chiama Gli eccentrici.
Alla maniera degli esistenzialisti, ma con una prosa più limpida di quella di Sartre e soprattutto di Blanchot, questo romanzo può essere letto come un saggio.
Satiro è il modo che Huidobro ha trovato per spiegare che le parole possono creare mondi interiori capaci di distruggere il mondo fuori, che il linguaggio è tutto ciò di cui disponiamo per dare un ordine e un nome alle cose.
Sebbene questo libro sia stato scritto in Cile nel 1939, ha molti punti di convergenza con il Tractatus logico philosophicus che Wittgenstein scrive tra l’Italia, l’Austria e l’Inghilterra intorno agli anni 20 del 900.
Passaggi come I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo (5.6)
oppure: Il mondo e la vita sono tutt’uno (5.621) Enunciati, dicevo, estratti aprendo a caso il Tractatus di Wittgenstein e che forse avrebbero trovato Huidobro del tutto d’accordo. Per spiegarlo meglio, lui che era anche poeta e grandissimo scrittore, racconta la storia di Bernardo Saguen, un giovane raffinato, scapolo, che vive, forse, a Parigi. Mai casualmente, il libro inizia così: Bernardo Saguen era contento.
Mentre sta facendo un inventario dei quadri e dei libri che possiede, costretto a dover cambiare casa perché il proprietario intende aumentargli l’affitto apprende, attraverso una lettera, che l’uomo ha cambiato idea, che può rimanere allo stesso prezzo di sempre. Inizia così il giorno più fortunato di Bernardo, che però sarà anche l’ultimo di pace. Felice per quanto appreso, Saguen, esce. Cavalcando questa scia fortunosa trova, a ottimo prezzo, una prima edizione di un libro di Rimbaud e una natura morta di Picasso. Soddisfatto, prosegue la passeggiata. A un certo punto si trova davanti a una scena triste. Una bambina povera, di dieci anni, è in piedi davanti a una vetrina di dolci e caramelle, mortificata. Commosso dalla scena, Bernardo invita la bambina ad entrare e le compra una scatola di cioccolatini. Di nuovo in strada, le accarezza i capelli e si raccomanda che non li mangi tutti insieme. In questo momento, prima di continuare il suo giro, la vita di Bernardo Saguen cambia. Una donna che aveva assistito alla scena, traendo le sue conclusioni, gli urla una terribile ingiuria.
“Satiro” lo chiama e poi entra in casa.
Satiro, parola che in italiano può essere fraintesa, nel racconto di Huidobro ha il senso di pedofilo, di adescatore.
Offeso, Bernardo torna a casa. Da quel momento, non sappiamo se perché scoperto, o se perché ingiustamente accusato, la vita di Bernardo cambia, si deforma. Quella parola, da piccola e trascurabile macchia, diventa enorme, un’ossessione che travolgerà Bernardo. Scrive Huidobro: L’orribile parola all’improvviso acquisì una specie di rilievo, si condensò in pietra o in un qualche metallo scintillante…
Satura la stanza, questa accusa, e poi tutto il suo mondo, stravolgendo persino la percezione delle cose. Il protagonista di questa storia, come suggerisce il titolo, è la parola “Satiro”, attraverso la quale Huidobro costruisce una specie di Cavallo di Troia narrativo utile a spiegare quanto detto sopra.
Da giovane, Huidobro, pensava al mondo in termini di linguaggio convinto, in quanto poeta, di poterlo creare come un piccolo dio, di poterlo domare; tornato in Cile, vecchio, forse disilluso o certamente più concreto, Huidobro ha compreso che la realtà è sì fatta di linguaggio, ma indomabile, capricciosa e cattiva.
Pierangelo Consoli
#
Vicente Huidobro, Satiro o il potere delle parole. Edizioni Arcoiris 2026, Euro 15