Yasmina Pani, Veneri deformi, Neo edizioni, collana Diversioni, 2026.
Veneri deformi è un libro del 2026 di Yasmina Pani edito da Neo edizioni nella collana Diversioni. Si apre con una sorta di esergo che dice “Ognuno ha il proprio modo di suicidarsi”. La scrittura di Pani, nonostante racconti le vicende di un io-corpo e della sua profonda travagliata trasformazione, è spinto da qualcosa di più profondo e inconscio, da un desiderio: «alcuni suoi pezzi sono nati ben prima che io decidessi di scrivere un volume pubblicabile». Con chirurgico masochismo l’autrice ci racconta il disturbo alimentare in modo che a volte ricorda un film a episodi, e nonostante l’ostentato narcisismo, a tratti dispettoso e autoreferente, la scrittura di Pani è profondamente influenzata da tutto un immaginario artistico che va dalla body art estrema alla cultura pop della pornografia, alla musica dei CCCP, tutto, sostenuto da influenze classiche, soprattutto poetiche, da D’Annunzio a Leopardi a Petrarca: «Io non sarei chi sono senza tutti gli autori che mi hanno accompagnato, alcuni dei quali sono stati essenziali per la mia formazione dal punto di vista umano.» Veneri deformi è una «cosa totalizzante», una capsula eco-centrica dove l’ego, in realtà, è un profondo sacrificio alla comprensione di sé, cioè dell’Altro…
Gianluca Garrapa
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Qual è stata la genesi del tuo libro e perché hai desiderato scriverlo?
Il libro esiste nella mia testa da almeno 15 anni, e alcuni suoi pezzi sono nati ben prima che io decidessi di scrivere un volume pubblicabile. Non ne ho avuto tanto desiderio, quanto bisogno.
Quando scrivi, godi?
Senz’altro. Qui in modo un po’ masochistico.
Un estratto dal libro che è risultato più difficile o particolarmente importante: perché? Lo puoi trascrivere qui?
“Ho sempre saputo che non sarei diventata ricca, e che non ero dotata di un’intelligenza fuori dal comune o di capacità particolari al
di fuori di ambiti molto ristretti: ciò non mi provoca che un momentaneo barlume di rimpianto per le cose che avrei potuto fare se fossi stata diversa. Ma quei corpi, quei corpi perfetti di cui osservo, ossessivamente, ogni dettaglio, percorrendoli centimetro per centimetro, andando in cerca di tutti quegli aspetti di perfezione che a me sono negati; quei corpi mi umiliano.”
È stato difficile scrivere questo passo, perché parla di una sensazione molto sottile e complessa che non è facile spiegare agli altri.
Se non fosse scrittura, cosa potrebbe essere il tuo libro?
Non sono la persona giusta a cui chiederlo! Per me ciò che è libro non può essere altro.
Che rapporto hai con la censura?
Ci ho avuto a che fare per via del mio impegno nell’antisessismo. È ovviamente un modo vigliacco di evitare di rispondere.
Per te scrivere è un mestiere o un modo di contestare lo status quo?
Nessuno dei due: io faccio altro di mestiere, e scrivo quando mi va, che sia per fare un servizio pubblico (il libro sullo schwa) o per egocentrismo mio (il presente libro).
Bonus track:
«[…]come a voler leopardianamente accettare con slancio eroico il mio orrendo destino […] »
È presente, costante, nel tuo scrivere uno sguardo rivolto al passato che sempre però si rinnova, grandi classici che sono più moderni di noi, per citare un brano dei Baustelle. Riferimenti a Giacomo Leopardi e non solo: come si muove la tua scrittura profondamente desiderante e mai narcisista, nonostante si parli di un Io, nell’oggettivo mare immenso delle scritture state, dei modelli letterari che si rinnovano?
La letteratura è sempre recupero di ciò che c’è stato prima. Io non sarei chi sono senza tutti gli autori che mi hanno accompagnato, alcuni dei quali sono stati essenziali per la mia formazione dal punto di vista umano. Fungono da consolazione e da faro.
«Ho sempre fatto fotografie per creare arte, esprimere messaggi. Qualche volta è stato per vanità, nei rari momenti in cui ho apprezzato il mio corpo.»
Il dominio dello sguardo si sposta, nella tua scrittura, lungo direzioni che parlano all’altro dell’Altro. Più della fotografia, stato
immobile di un momento, vediamo il tuo corpo e il tuo desiderio crescere, unirsi, separarsi, come in un anello di Moebius che apparentemente torna allo stesso punto ma che, invece, lo sguardo di chi legge percepisce nel movimento di una trasformazione. In che modo, la musica, il cinema, le arti influenzano la tua scrittura?
Molto poco! Vivo la scrittura in maniera quasi incapsulata rispetto al resto, è una cosa totalizzante.