Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Patti Smith. Il pane degli angeli

Home / Recensioni / Patti Smith. Il pane degli angeli

Ecco, si potrebbe partire da questo piccolo inciso estrapolato dal preludio de “Il pane degli angeli” (Bompiani Overlook, 2025, pp 233, € 25), per capire cosa abbia potuto spingere Patti Smith a prendere di nuovo la penna in mano (non che l’abbia mai riposta nel cassetto della scrivania, d’altronde) e a (ri)raccontarci la sua vita dagli albori fin quasi ai giorni nostri. E, no, a motivarla non sembra certo il desiderio di voler vedere ancora più consolidata nell’immaginario collettivo l’aura mitica di una esistenza impareggiabile come è stata la sua; né un vezzo autocelebrativo che, lo si percepisce leggendo, è distante eoni dalla sua straripante ipersensibilità. Piuttosto, una pagina dopo l’altro, sembra che a ispirare la stesura di questo suo a dir poco appassionante memoir ci sia un desiderio che, fin da quando era soltanto una bambina, l’ha “incendiata” senza mai concederle requie: dare una forma incarnata e tangibile alle idee, affinché anche nella trasformazione non arginabile con la quale il tempo, inevitabilmente, trasforma e ci trasforma, consuma e ci consuma, una sostanza di pura umanità possa continuare a resistere e tenerci in connessione come singoli e come collettività. Si badi bene: quantunque la Nostra, molto spesso, poeticamente “predichi” la necessità di scegliere la libertà di spirito come unica strada verso un’autodeterminazione davvero cosciente, nondimeno il tono non cede mai a certo ecumenismo d’accatto che le persone giunte ad una certa età (ottanta anni tondi tondi il prossimo 30 dicembre, per lei), in special modo se famose, spesso utilizzano per rapire le folle. Non ci sono prescrizioni in questo libro, né inani critiche “di sistema” che pure un totem della controcultura quella vera come lei si sarebbe tranquillamente potuta permettere. Al contrario, questa è una lunga, partecipata confessione di una bambina che è stata sempre e sempre rimane in grado di vedere la suggestione di una svolta durante il suo cammino, di lasciarsi abbagliare dal riflesso di una luce cangiante senza schermarsi mai gli occhi. Al di là dell’enorme, e non in termini di mera aneddotica, mole di ricordi, a stupire, e a commuovere, è la sua inarrestabile capacità di lasciarsi prendere e suggestionare dal percorso, di concedersi innocente al dubbio e di vestire di determinazione le proprie fragilità, andando sempre incontro a nuove prove col vento nei capelli e il cuore puro. Dei suoi determinanti incontri/sodalizi con William Burroughs, Allen Ginsberg, Bob Dylan sappiamo già tutto; come pure dei suoi amori con Robert Mapplethorpe, Sam Shepard o Fred “Sonic” Smith e dei suoi tremendi lutti. Dell’importanza nella storia della musica di alcuni suoi album e di alcune sue composizioni, poi, è meglio non parlare (anche se, ovviamente, qui tanto se ne parla, ci mancherebbe!).

A incantare in questo “Il pane degli angeli” è il gusto per la minuzia, l’attenzione verso una nutrita serie di episodi meno conosciuti e molto intimi della sua biografia che però hanno dato il la a quell’incessante lavoro di trasformazione e riedificazione che ha accompagnato Patti Smith nei decenni, rendendola non già una delle tante figure “mitologiche” buone per essere quietamente riciclate fino alla fine dei loro giorni, ma un’entità incontrollabile in grado di scivolare con agilità felina dalle crepe più strette di un canone comodo e di essere dunque ancora deliziosamente pericolosa. Non la si inquadra, non la si colloca, Patti Smith! Bisogna farsene una ragione! Queste pagine ce la consegnano esattamente per quello che è, materia in perenne riplasmazione, sostanza mercuriale che sfugge alla presa, degli altri e di se stessa in primis. Non la sacerdotessa del Rock, l’artista a tutto campo, l’icona che, letteralmente, ha sfondato certe convenzioni, ma, appunto, la bambina il cui desiderio di esprimere la propria umanità continua ancora a fregarsene degli indugi e degli agi, la ragazzina che, pur avendo dentro casa la più resistente corazza di rispettabilità conquistata sul campo grazie a un talento benedetto, trova ancora la forza di gettarsi in battaglia senza protezioni, lasciandosi infilzare dagli strali del dubbio e del dolore perché sa che soltanto certe scottature, certe ferite, consentono di fare il passo successivo e avanzare, appunto, verso il futuro. Il proprio e di tutti.

E proprio questa carica arrembante, per chi scrive, rende l’opera una lettura straordinaria per menti ancora non troppo “contaminate” da una (ahimè!) spesso blakiana esperienza. Leggetelo voi “maturi”, certo, divoratelo come ha fatto chi vi scrive, ma soprattutto cercate di farne dono a chi oggi, giovanissimo, vede magari soltanto nero o nulla davanti a sé e, però, avverte i morsi di una certa “fame” ed è convinto che questo nostro sulla Terra non sia semplicemente un passaggio. Questo è un libro importante, racconta delle cose che possono far crescere. E, va da sé, possiede anche la capacità di far ricordare a chi lo tiene tra le mani che niente è scontato e che, se uno lo vuole, se uno lo sente, quel bambino è sempre lì. Pronto a mandare in malora il saputello che credevamo di essere.

Domenico Paris 

Click to listen highlighted text!