Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Robbie Robertson. Insomnia

Home / Recensioni / Robbie Robertson. Insomnia

Diciamolo: certe persone nascono sotto una stella diversa e con un destino diverso rispetto ad altre. Robbie Robertson è, senza dubbio, una di quelle. E se qualcuno, dopo aver letto qualche anno fa il suo “Testimony” (per chi scrive uno dei migliori memoir musicali nei quali ci si possa imbattere), potesse ancora nutrire qualche dubbio in proposito, beh, il consiglio è quello di dedicare un po’ di attenzione anche a questo da poco uscito “Insomnia” (Jimenez Edizioni, 2026, pp 223, €20. Traduzione di Gianluca Testani), dove il nostro racconta, fondamentalmente, le fasi più esaltanti (ed “esaltate”) della sua coabitazione con Martin Scorsese. Sì, avete capito bene: dal febbraio del 1977 e per, più o meno, i due anni successivi il leader riconosciuto di una delle band più seminali nella storia della sette note, appunto i The Band, e uno dei più grandi registi del Novecento vissero sotto lo stesso tetto, nello specifico la villa dalle parti di Mullholland Drive, Beverly Hills, di proprietà di quest’ultimo. A dare il la a questa a dir poco incredibile coinquilinanza, trasformatasi poi in un lungo sodalizio lavorativo e in un’amicizia interrotta soltanto dalla morte di Robertson nel 2023, due ragioni: la lavorazione dell’eccellente documentario The Last Waltz, dedicato all’ultima esibizione live dei The Band, e la traumatica, prima separazione di Robertson da sua moglie Dominique (tra l’altro autrice di una commovente postfazione al libro), che spinse Scorsese a offrire ospitalità al suo amico-collaboratore.

Mettetevi comodi, signori, e lasciatevi conquistare da questo appassionato resoconto di Mister Robertson, perché, c’è poco da dire, in queste pagine riuscirà ancora una volta a deliziarvi con una inarrestabile sequenza di aneddoti e storie affascinanti. Nella quale i protagonisti sono, sì, lui e il cineasta newyorchese colti in una delle fasi più spericolate delle rispettive esistenze, ma in cui ci sono anche decine e decine di illustri “comprimari” provenienti dal mondo del cinema e della musica che rendono il libro un imperdibile spaccato di un’epoca.

Da un punto di vista strettamente “letterario”, il rimarchevole merito dell’autore (sempre per chi scrive) è quello di non aver mai voluto vestire il racconto di questa fantastica sarabanda con dei toni particolarmente accesi, né di essersi mai abbandonato -e ce ne sarebbe stato ben donde!- a qualche forma di velata autocelebrazione. Per quanto possa sembrare difficile, il Robertson di cui leggiamo (come pure lo Scorsese di cui ci parla) non sono mai “personaggi” il cui status, in qualche modo, può intimorire il lettore e creare delle distanze. Pur catturati nel making of di qualcosa di sempre assolutamente “artistico” e pur barcamenandosi loro in un tourbillon di mattate, incontri ed eccessi degni di certe esagitate pellicole americane, conservano sempre una piacevolissima debolezza umana con la quale rapportarsi. Di fronte alle loro normali incertezze e ai loro sfrenati divertimenti, di fronte alla loro voglia di sperimentare e alla difficoltà di tenersi a galla, a nessun lettore verrà in mente neanche per un secondo di avere a che fare con delle “banali” celebrities. Un pregio non banale e, soprattutto, il risultato di una completa mancanza di affettazione: Robertson, infatti, si cala nella cronaca delle vicende con il piglio di uno splendido “ragazzo”, innamorato della vita e di quello che può offrire (delusioni comprese).

Offritegli dunque tutta la fiducia che merita e godetevi questa pazza corsa cartacea senza troppi pregiudizi. Vi farà passare davvero dei gran bei momenti!

Domenico Paris 

Click to listen highlighted text!