Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

James Yorkston. Tommy The Bruce

Home / Recensioni / James Yorkston. Tommy The Bruce

Pochi anni prima di morire, il leggendario e compianto dj britannico John Peel (per chi non lo conoscesse, basti sapere che tra le centinaia di band che ebbe il merito di lanciare nel suo spazio radio sulla BBC -dove permetteva ai musicisti di esibirsi live nelle ormai celebri “Peel Sessions”- ci sono Pink Floyd, T-Rex, David Bowie, Sex Pistols, Clash, The Smiths e Nirvana) ha definito James Yorkston “il miglior cantautore della sua generazione”, in virtù non soltanto delle sua abilità di compositore di folk contemporaneo, ma anche per la capacità di saper raccontare, attraverso le sue canzoni, delle storie estremamente delicate ed affascinanti in grado di colpire dritto al cuore i suoi ascoltatori.

Questo suo talento narrativo sviluppato e affinato in ormai quasi un quarto di secolo di attività, può essere apprezzato anche in ambito letterario: ne abbiamo infatti avuto già testimonianza tre anni fa con il commovente “Il libro dei Gaeli”, il suo primo romanzo tradotto in italiano e pubblicato a Jimenez Edizioni, che da pochi giorni ha fatto arrivare sugli scaffali delle librerie anche questo nuovo “Tommy The Bruce” (pp. 373, € 19, traduzione di Chiara Tambone). Un’opera che conferma quanto di (molto) buono lo scrittore cantante-scozzese aveva già lasciato intuire: in primo luogo la facilità nel saper descrivere l’ambiente, i luoghi e i contesti sociali in cui le sue storie si svolgono, che, davvero, prendono vita sotto gli occhi del lettore mentre vengono “disegnati”, senza che Yorkston si perda mai in un eccessivo fuoco di fila di particolari “abbatti-attenzione”; in secondo luogo la felicità con la quale, dall’inizio alla fine del libro, riesce a tenere in perfetto equilibrio gli elementi comici e drammatici della vicenda raccontata, creando una miscela dolceamara in grado di accontentare le esigenze di tutti i palati; e, in ultima istanza, la scelta, decisamente ben ripagata dal risultato finale, di puntare su un personaggio principale (nonché narratore autodiegetico) messo subito a nudo senza veli o artifici. E se ne “Il libro dei Gaeli” era un tenerissimo ragazzino del quale sarebbe stato francamente impossibile non innamorarsi, in questo caso lo stesso risultato è ottenuto con un disadattato goffo e indolente sul quale non era facile scommettere. E invece Tommy Bruce, questo anonimo albergatore del Pertshire (una regione ai margini delle Highlands scozzesi) costretto dalla vita a cimentarsi in qualcosa di decisamente impegnativo, se non proprio troppo grande per lui, non si lascerà dimenticare, grazie ad una carica umana e a una deliziosa fragilità con le quali diventa impossibile non empatizzare e che Yorkston è bravissimo a far risaltare tanto nei ficcanti dialoghi del romanzo (che in alcuni casi, soprattutto quando entrano in scena i ruvidi antagonisti di Bruce, ricordano molto quelli dell’illustre conterraneo Irvine Welsh) quanto nei momenti più “di elucubrazione”, durante i quali questo riuscito antieroe ci offre una sua visione del mondo che magari non ha le pretese di una weltanschauung filosofica, ma che proprio nella sua semplicità, nel suo saper trovare sempre spazio per le paure e le viltà più umane che si possano immaginare, sa spesso anche commuovere.

Immergetevi, lasciatevi dunque rapire da questo romanzo assai godibile: vi regalerà una lettura partecipata e rilassante e, quando l’avrete finito, statene certi, il desiderio di incrociare ancora la vostra strada con quella dello Yorkston scrittore, che con “Tommy the Bruce” si conferma una voce originale e una penna tra le più ispirate nell’attuale scena narrativa internazionale.

Domenico Paris 

Click to listen highlighted text!