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Federica Seneghini. Grazia

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L’equilibrio si mantiene con un ordine delle cose che contano veramente e con quelle che disturbano. I tumulti che arrivano sbilanciano la speranza e per questo combatti con più ostinazione. All’inizio non sai come fare, poi ti viene in soccorso il coraggio. Il rischio, però, resta. Il pericolo è a portata di mano. Trascinarsi fuori significa affrontarlo oppure prevenirlo stando attento a non superare un certo limite. Ecco allora, l’equilibrio. La necessità di schivare i colpi, terribili, della vita. Sei impreparato alle sue brutture, eppure le riconosci e ne hai paura. Pensi che lasciarsi morire peer colpa di altri sia ingiusto. Sei pronto a fare la tua parte, da persona responsabile e con una dignità morale accreditata al cospetto della tua stessa faccia. Hai pur sempre il terrore che ti attraversa la carne, l’inquietudine ti entra finanche nelle ossa. Ma sei pronto ad affrontare ciò che sarà. Ti accorgi che sognare è il migliore attacco possibile a qualsiasi caduta, rovina. Averne uno e realizzarlo allontana la disperazione. L’angoscia di non farcela, in tempi bui e drammatici, è una cosa reale. Non perdere il valore di sé stessi e quello umano rende meglio la spinta verso il cambiamento. Niente è facile, in un contesto complicato che si misura con il potere, ma si può cercare la linea giusta evitando di essere impassibili allo sfacelo dettato dall’odio razziale e dalla guerra.

In Grazia di Federica Seneghini, edito da Solferino, conosci la storia di Grazia Barcellona. Ha nove anni quando scopre che si può volare sui pattini. Nel 1938, in un Paese che vuole corpi obbedienti e perfetti, impara a cercare la sua “linea giusta” al Palazzo del Ghiaccio, dettata da un talento che cresce senza che nessuno l’avesse previsto. Grazia sui pattini diventa bravissima. Inizia a gareggiare in coppia, con Carlo. Diventa campionessa, è perfetta nella sua divisa e impettita nel saluto romano. Poi, quando la guerra inghiotte l’Italia e le bombe colpiscono il Palazzo, deve affrontare una vita sospesa, da sfollata e infine il rientro a Milano traumatico: la città è devastata, il suo fisico debilitato, il morale a terra. Sua madre, Giovanna Boccalini, è pioniera dello sport femminile e partigiana, è anche una personalità politica nella Milano della rinascita. La donna ha scelto sin da subito da che parte stare, sarà per Grazia modello, protezione, ferita aperta e sostegno importante quando tornare a vincere appare come un sogno impossibile. St. Moritz 1948 si avvicina. Sono le prime Olimpiadi dopo il conflitto e il ghiaccio brilla come una resa dei conti.

Il romanzo, ispirato a una storia vera, è uno scivolare su fragilità, paure e coraggio. La narrazione è ben assestata e lascia riflessioni profonde da cogliere e da analizzare perché le circostanze che le portano a galla sono importanti. Non si possono ignorare e la lettura serve a recuperare ciò che non può essere dimenticato. La scrittura brilla come il ghiacchio sotto il sole. È limpida, forte, emotiva.

Lucia Accoto 

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