“In fatto di figa, suo figlio, aveva ancora molto da imparare. Gli aveva messo a disposizione casa, piscina, postazione barbecue… un paio di belle tette e qualche culo sodo era il minimo che i suoi occhi potessero aspettarsi. Poi chi lo sa, una cosa tira l’altra, tra un tuffo e un drink magari qualcuna che cercava uno sugar daddy l’avrebbe trombata… cioè, voleva dire trovata. I capelli erano più radi, il fisico molle, ma i soldi si sa, quelli non invecchiano mai. E lui ne aveva molti, anzi, moltissimi.”
È in libreria Scusa il disordine di Agnese Scapinello (8edizioni 2026, pp. 144, € 15,00).
L’autrice racconta la Generazione Z, alla quale è stato promesso tutto e che poi si ritrova sospesa tra disoccupazione e lavori così surreali e improbabili da sembrare una punizione.
Non è solo un libro sulla Generazione Z. È un libro su un Capitalismo che parla il linguaggio dell’inclusione ma divora le vite con gli appetiti del corpo e la morale bassa del denaro.
Scusa il disordine è un libro nervoso, costruito con micronarrazioni che ritrae trentenni laureati, disorientati e persi nel mondo del lavoro. Senza garanzie e costretti a scendere a patti con un presente triste e beffardo: “siamo pieni di personale iperqualificato che fa un lavoro di merda.”
Un mondo di battute machiste “che sarà mai una pacca sul culo?” e di ruoli altisonanti che nascondono mansioni vuote: consulente fragranze, ragazza-cancello.
Sotto la superficie si muovono ansia, precarietà, aspettative deluse e una terribile consapevolezza:
“E si rese presto conto che di quel mondo di sedie e scrivanie era l’ultimo, piccolo, inutile poggiapiedi”.
E in questo caos veleggiano le piccole grandi domande che si pone l’autrice: “Da quando la pace è divisiva?”; “Si può quotare la figa in borsa?”; “L’amore capita, si sceglie o si cerca?”.
Con una lingua limpida e tagliente, Agnese Scapinello dipinge una tela irriverente e attualissima che fa sorridere e pensare, ma anche riconoscere il disordine come condizione permanente della vita adulta.
E lo racconta con consapevolezza ma senza vittimismo né soluzioni o proclami. Perché il disordine non è un incidente: è la vita.
Carlo Tortarolo
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Manuale di caccia e pesca per ragazze
Di legno? Meglio la figa che la testa!
Questa è la storia di uno slogan fortunato
per il cui conio no, non servì un dottorato,
non furono coinvolti eminenti luminari,
professori o laureati in ingegneria dei materiali.
Di competenze non servì un incredibile bagaglio,
bastò tra le gambe un insolito pendaglio.
E presto lo slogan diventò apripista
della più fine dottrina progressista.
Si tennero convegni, workshop, seminari
davanti a grossi libri o bicchieri di Campari,
si snocciolarono teorie e correnti di pensiero
finché nacque il dubbio al grande magistero.
«Esimi i qui presenti, chiarissimi dottori,
e se della frase invertissimo i fattori?
Perché io non disdegno una piacevol chiacchierata
ma ancor di più apprezzo una lunga cavalcata.»
La frase lasciò tutti privi di parole,
ma presto un grosso peso parve sciogliersi dal cuore,
convennero unanimi che era cosa sacrosanta
la donna intelligente, sì, ma meglio se a novanta!
Così pensaron bene, lisciandosi i baffoni
che la figa fosse meglio averla a cavalcioni.
La regola aurea venne quindi riformata
e la testa della donna al legno deputata.
Ne seguì però un’enorme confusione
sui tempi della prima abrogazione,
sull’efficacia retroattiva nessuno si capì
nemmeno il proclama dell’esimio Grangiurì.
Così alcune famiglie di nobile lignaggio
cominciarono a diffondere un nuovo gran messaggio
che guadagnò via via molteplici adesioni
preservando così le nuove generazioni:
che una donna puttaniera era da scongiurare
un’onta troppo grande da poter dimenticare.
E per questo non c’è ombra di peccato
tra le cosce delle figlie di quel vile
patriarcato.
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© Agnese Scapinello, 2026
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8tto Edizioni s.r.l.