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Inverno Pluto. Criptodichia

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Nel mondo di questa novella, opera notevole del collettivo di scrittura Inverno Pluto, ci sono storie di malessere, un malessere radicato alla terra, che somiglia all’afrore di pelle non lavata, a magliette sbiadite da frequenti lavaggi, a persone che aspettano che il tempo li ammazzi. Storie fatte di pezzi scomposti, destinati a non trovare un equilibrio che somigli anche solo vagamente alla sanità mentale. Un mondo asfittico, brutale, molto oltre ogni forma di speranza, un mondo dove è avvenuto l’omicidio di Luca Varani e dove, senza sovrastrutture, la ferocia è quella potente di un predatore, e rappresenta l’unica, reale, possibilità di sopravvivenza.

La criptorchidìa, o criptorchidismo, è una condizione medica caratterizzata dal mancato posizionamento di uno o entrambi i testicoli nella loro sede abituale all’interno della sacca scrotale. In pratica, il testicolo non scende correttamente dallo spazio addominale o inguinale, dove si sviluppa durante la vita fetale, e non raggiunge lo scroto. Così, in una condizione di menomazione parziale o totale, si può sembrare vivi all’esterno, ma cavi e vuoti all’interno.

L’io narrante è un ragazzo ossessionato dalle malattie, le mette in fila, le enumera, le annota sul suo quaderno, per lui ogni essere vivente è un portatore di batteri potenzialmente omicidi. C’è suo padre, che forse conosceva uno degli assassini di Luca Varani, e che vive di poco e nulla, improvvisatosi ballerino e intrattenitore di balli caraibici per donne anziane. C’è l’amica del ragazzo, Vittoria, che ha una cotta asfissiante per un uomo molto più grande. Per la maggior parte del tempo stanno seduti insieme, da soli, su un muretto, a spiare il tipo che piace a Vittoria, senza parlare molto tra loro, marcano il territorio, in attesa.

La brutalità desolata delle periferie romane è la protagonista più sanguigna, con l’erba rada e i parchetti frequentati dai tossici, l’odore pungente di rifiuti, il bar disadorno, con i tavoli macchiati e le briciole di cornetto, dove stazionano sempre le stesse persone, le facce arrossate e le parole smozzicate, frantumate, usate il minino indispensabile.

Oggi è:

La pioggia che taglia il fascio di luce di un lampione.

Il traffico bloccato, il concerto cacofonico dei clacson.

Un disco postumo.”

Le persone che passano e poi vanno via sono tutte afflitte da una forma di marciume, che traspare dalla pelle, dai gesti di corpi sudati che non conoscono confini tra sé e gli altri, ossessionati da una fame di contatti umani che non rappresentano altro che forme di aggressione.

Dalle ferite esce una materia liquida, putrescente, e quella materia è la sostanza di cui sono fatti i loro desideri oscuri, una sorta di fame che non riusciranno mai a saziare.

Oggi è:

Roma vista da San Basilio.

Roma una cicatrice.

Una scritta sulla parete di un sottopassaggio: Roma Greve.”

Marilena Votta

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