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Le cortigiane nel tempo: brevi lezioni di potere 

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Ve l’avevo promesso quando abbiamo scoperto che il Kamasutra non è un album di figurine: oggi si parla di cortigiane. E so già cosa pensate: “Francesca, erano prostitute di lusso, fine dell’articolo”. No. È un po’ più complicato.


La cortigiana è sempre stata scomoda. Era troppo colta per essere considerata merce, troppo pagata per stare tra le signore per bene. Si faceva pagare il corpo, sì, ma anche la conversazione.
Serve quaderno e lapis: Atene, India, Venezia, Kyoto, Parigi.


Atene: le etère, ovvero le “compagne”

In Grecia la parola è hetaira: “compagna”.   La donna istruita in musica, danza e conversazione, l’unica ammessa al Simposio, da cui mogli e figlie dei cittadini erano escluse. Le mogli a casa a filare, le etère a tavola a parlare di filosofia.

La più celebre è Aspasia, compagna di Pericle: ad Atene si mormorava che fosse lei a scrivergli i discorsi. Ma a chiamarla etèra furono soprattutto i nemici di Pericle: dare della cortigiana a una donna intelligente era  il modo più rapido per evitare  un contraddittorio con lei.

Poi c’è Frine, accusata di empietà: l’avvocato Iperide, vedendo la causa persa, le avrebbe strappato la veste davanti ai giudici, che assolsero tanta bellezza. Scena splendida, Gérôme ci ha fatto un quadro. Pare però, va detto, che sia  un’invenzione posteriore: la versione più antica, in una commedia di Posidippo, racconta di una Frine che supplica i giurati uno per uno.


India: la ganika e le sessantaquattro arti

Torna il nostro Vatsyayana, perché il Kamasutra dedica alle cortigiane un libro intero, il sesto. La ganika doveva padroneggiare sessantaquattro arti: canto, poesia, profumi, enigmi, perfino insegnare ai pappagalli a parlare. Un mestiere da laureata per intenderci.

E il sesto libro è un manuale di economia aziendale. Un capitolo, nella traduzione di Wendy Doniger, spiega come ottenere denaro da un uomo, riconoscere quando la sua passione si spegne e sbarazzarsene. Davvero un business plan in piena regola. E secondo la tradizione quella parte del sapere era stata messa per iscritto su richiesta delle cortigiane di Pataliputra: le committenti erano loro. Secondo Doniger, cortigiane e monache erano forse le uniche donne davvero libere. 


Venezia: la cortigiana “onesta” con listino prezzi

Nella Venezia del Cinquecento nasce la cortigiana onesta: non virtuosa ma “onorata”. E i veneziani, mercanti fino al midollo, fecero un catalogo. Verso il 1565 circola il Catalogo di tutte “le principal et più honorate cortigiane di Venetia”: 212 donne, con indirizzo, mezzana – spesso la madre – e tariffa, da uno a trenta scudi. Al numero 204: “Veronica Franca, a Santa Maria Formosa, pieza so mare, scudi 2”. 

Nel 1574 Enrico III di Valois, di passaggio verso il trono di Francia, la sceglie per una notte; lei lo ringrazia con un ritratto in miniatura e due sonetti, e fa in modo che tutta la città lo sappia. Marketing, prima di Instagram. Pubblica le Terze rime, risponde in versi a chi la insulta in versi. Poi, nel 1580,  l’Inquisizione la processa per stregoneria, con la servitù che giura di averla vista mangiare carne di venerdì. Si difende da sola ed è assolta, ma la fortuna non torna. Muore nel 1591. 

E Tullia d’Aragona, nel 1547, con il Dialogo della infinità d’amore entra nel dibattito filosofico sull’amore, sostenendo che l’amore onesto è corpo e intelletto insieme. Tutto questo cinque secoli prima dei nostri talk show.


Giappone: le geishe, che cortigiane non sono
Le geishe in un articolo sulle cortigiane ci entrano per essere sfrattate. “Geisha” vuol dire “persona d’arte”, e i primi erano uomini, i taikomochi, che suonavano il tamburo e raccontavano barzellette ai clienti in attesa. Le donne arrivano a metà Settecento e in pochi decenni rubano il mestiere ai colleghi. Questo perché gli uomini, si sa, preferiscono farsi coccolare da una donna.

Le cortigiane vere erano le oiran, dive dei quartieri autorizzati; e per proteggerne gli affari alle geishe fu vietato vendere sesso. Il trucco per distinguerle? L’obi: la oiran lo annodava davanti, la geisha dietro. 

Per capire quel mondo, più che Memorie di una geisha, guardate Mizoguchi: Gion bayashi (1953), con l’apprendista che morde il cliente troppo intraprendente, e La strada della vergogna (1956), il suo ultimo film, uscito mentre il Giappone approvava la legge contro la prostituzione, in vigore dal 1958. L’equivoco geisha uguale prostituta, del resto, lo dobbiamo in buona parte ai soldati americani del dopoguerra.


Parigi: il demi-monde 

Nella Parigi dell’Ottocento le cortigiane diventano demi-mondaines, abitanti del “mezzo mondo”: l’espressione è di Alexandre Dumas figlio, che in materia aveva una certa esperienza. Perché la musa della Signora delle camelie è Marie Duplessis, sua amante, morta di tisi nel 1847 a ventitré anni. Dal romanzo al dramma, Verdi ne ricava “La traviata”: debutto alla Fenice nel 1853. f Così una ragazza vera diventa la cortigiana redenta che piace alla morale borghese: muore, quindi è perdonata.

Poi la Belle Époque e le grandes horizontales, chiamate così per la posizione prevalente sul lavoro. La Belle Otero, Liane de Pougy, Émilienne d’Alençon: le “tre grandi”, celebrità da cartolina, rivali a colpi di diamanti da Maxim’s. Cora Pearl salì in scena con un costume fatto quasi solo di diamanti strategicamente collocati. Finali diversi: la Otero si rovina al gioco e vive di una pensione del Casinò di Monte Carlo; Liane sposa un principe e finisce terziaria domenicana: dall’alcova al convento.

Perché le cortigiane interessano a Pornodiem

Perché raccontano donne che hanno trasformato il desiderio maschile in linguaggio, cultura, potere, a volte libertà. Non facciamone però eroine femministe ante litteram: molte erano schiave, molte vendute dalle famiglie, molte finite in miseria quando passava la bellezza. Quel catalogo veneziano è anche un listino di carne umana.

Resta che ogni epoca ha avuto bisogno delle cortigiane e ogni epoca le ha disprezzate. Le pagava per la conversazione e poi le processava per stregoneria. Le metteva in scena  per farle morire al terzo atto. Forse perché mostravano ciò che le signore per bene dovevano tacere?  Il piacere è una cultura, si studia, si coltiva e – scandalo degli scandali – ha un prezzo.

Francesca Mezzadri

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Le cortigiane nel tempo

Libri in italiano, francese o inglese. Dove esiste una traduzione italiana è indicata per prima.

Opere generali

Susan Griffin, The Book of the Courtesans: A Catalogue of Their Virtues, Broadway Books, New 


Grecia: le etère

Eva Cantarella, L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana, Feltrinelli, Milano 2013 (Universale Economica; prima ed. Editori Riuniti 1981)

Ateneo di Naucrati, I Deipnosofisti. I dotti a banchetto, prima traduzione italiana su progetto di Luciano Canfora, Salerno Editrice, Roma 2001, 4 voll. Il libro XIII, “Sulle donne”, è la fonte antica principale su Frine, Laide e le altre etère.
James N. Davidson, Courtesans and Fishcakes: The Consuming Passions of Classical Athens, University of Chicago Press, Chicago 2011 

India: la ganika

Kamasutra, a cura di Wendy Doniger e Sudhir Kakar, trad. Vincenzo Vergiani, Adelphi, Milano 2003 (Biblioteca Adelphi) e 2010 (gli Adelphi, tascabile). È l’edizione italiana della traduzione citata nell’articolo: il libro sesto è quello sulle cortigiane.

Vatsyayana Mallanaga, Kamasutra, trad. Wendy Doniger e Sudhir Kakar, Oxford World’s Classics, Oxford 2002. Originale inglese della stessa edizione.


Venezia: Veronica Franco e Tullia d’Aragona

Margaret F. Rosenthal, The Honest Courtesan: Veronica Franco, Citizen and Writer in Sixteenth-Century Venice, University of Chicago Press, Chicago 1992. La biografia da cui è tratto il film “Padrona del suo destino”. 

Veronica Franco, Rime, a cura di Stefano Bianchi, Mursia, Milano 1995. Contiene le Terze rime e i sonetti a Enrico III. 

Marcella Diberti Leigh, Veronica Franco, donna, poetessa e cortigiana del Rinascimento, Priuli & Verlucca, Ivrea 1988. 

Rita Casagrande di Villaviera, Le cortigiane veneziane del Cinquecento, Longanesi, Milano 1968. Fuori catalogo, si trova in biblioteca o usato.

AA.VV., Il gioco dell’amore. Le cortigiane di Venezia dal Trecento al Settecento, catalogo della mostra (Venezia, Ca’ Vendramin Calergi, 1990), Berenice, Milano 1990. A cura di Doretta Davanzo Poli e Irene Ariano.

Tullia d’Aragona, Dialogo della infinità d’amore: prima ed. Giolito, Venezia 1547; ed. moderna in Trattati d’amore del Cinquecento, a cura di Giovanni Zonta, Laterza, Bari 1912

Giappone: geishe e oiran

Liza Dalby, La mia vita da Geisha, Sperling & Kupfer, Milano 2001 (rist. 2005 e 2008); orig. Geisha, University of California Press, 1983. L’antropologa americana che ha vissuto da geisha a Kyoto: il testo di riferimento sulla differenza tra geishe e cortigiane.

Mineko Iwasaki con Rande Brown, Storia proibita di una geisha, Newton Compton, Roma 2012 (rist. 2022);  La geisha che ispirò Golden e poi gli fece causa.

Cecilia Segawa Seigle, Yoshiwara: The Glittering World of the Japanese Courtesan, University of Hawai’i Press, Honolulu 1993. Il capitolo 6 racconta l’ascesa delle geishe a scapito delle oiran. 

Dario Tomasi, L’ombra del ciliegio. Il cinema di Mizoguchi Kenji, Cue Press, 2025; dello stesso autore Kenji Mizoguchi, Il Castoro, Milano 1998


Parigi: il demi monde

Julie Kavanagh, La ragazza delle camelie. Vita e leggenda di Marie Duplessis, trad. Fabiano Massimi, Einaudi, Torino 2014;

Alexandre Dumas figlio, La signora delle camelie (1848). Il romanzo; ne esistono molte edizioni italiane;

Virginia Rounding, Grandes Horizontales: The Lives and Legends of Four Nineteenth-Century Courtesans, Bloomsbury, 2003; 

Gabrielle Houbre (a cura di), Le livre des courtisanes. Archives secrètes de la police des mœurs (1861-1876), Tallandier, Paris 2006. Le schede della polizia sulle cocottes, clienti illustri compresi. 

Liane de Pougy, Mes cahiers bleus, Plon, Paris 1977 (riediz. 2021); Il diario della “grande orizzontale”

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