
C’è un tessuto connettivo tra centri sociali (pseudo)antagonisti,
spazi ibridi (tempo perduto, vapore, base, casa artisti, etc.),
radio (un tempo Popolari, ora megafono del neoliberismo),
associazioni di quartiere, terzo settore, bandi (comunali, regionali, europei),
graffitisti (underground addomesticati), rapper glam, dj-set, collettivi di artisti,
poeti, scrittori, B&B, affitti brevi, turisti, baby-gang, gangasta-trapper,
studenti fuori sede, happy etnici, seconda generazione, inclusivi, LGBTQ+, creativi,
yoga master, cuochi, food, design, moda, week, parchi, piscine misteriose,
musei (tematici, sensoriali, esperienziali), supermercati, centri commerciali, club privée, logge massoniche, C&L, ATM, archistar, geometri oscuri, fondazioni, immobiliari, luxury real estate, piste ciclabili, green, rotatorie, riqualificazione, rigenerazione,
quartieri nominati, assessori, giunta, opposizione, sindaci, edilizia,
urbanistica, banche, fondi d’investimento,
estrattori finali di valore.1
Forse, più che di tessuto connettivo, si dovrebbe parlare di ingranaggi e cinghie di trasmissione. Il prodotto finale – perché di vero e
proprio prodotto si tratta – è una merce – perché di vera e propria merce si tratta – balorda, scadente, falsa. Merce miserabile, frutto di menti miserabili, manufatto di artefici miserabili, venduta da mercanti miserabili.
Siamo circondati. Il Tempo divora i suoi figli e quando ha terminato, divora sé stesso. Non c’è più Tempo. Siamo circondati, immersi in una città sconfinata2 che pervade tutto il Continente, tutto il Globo terracqueo. Una distesa sterminata di cemento in contiguità che non offre sbocchi, un gigantesco luna-park da cui difficilmente se ne può sfuggire. Nuove signorie, novelli barbari, villan che parteggiando son venuti in silenzio sono comparsi, e della città ne han fatto sacco3, mettendo in scacco i più riottosi. Non si danno più continenti: è solo un’immensa distesa, divisa in spazio liscio e spazio rigato4, da trasformare in asset finanziari.
Un Tempio senza Dio, né Dèi, ne influssi spirituali. Una nuova religione senza rivelazione, con i suoi teologi, i suoi sacerdoti, i suoi inquisitori. Infine, la sua pletora di fedeli, veri parabolani ciechi e sordi, che accorrono alle funzioni religiose e che parlano la neolingua del nuovo catechismo. Complici inconsapevoli e vittime sacrificali consapevoli.
Intanto, i giovani sottoproletari dei quartieri invisibili stanno presentando il conto nel centro della città. I giovani, sempre inseguiti5 (da polizia, professori, genitori, spacciatori, sociologi, psicologi, gelatai, giornalisti, bidelli, discografici, brand, influencer, radical-chic, spritz, tecnologia, pubblicità, etc.), marciano verso i quartieri delle vetrine del lusso, le spaccano e si prendono ciò che hanno sempre sognato: la merce della finzione e dell’apparenza, di cui sono stati nutriti sin dalla nascita, gli status-symbol di novecentesca memoria. Quella merce la vogliono gratis, la sentono come un loro diritto, e forse la vogliono solo per distruggerla. Quei ragazzini sono lo specchio della Lumpenborghesia6. Quella violenza che hanno esercitato di nascosto tra di loro ora la rivolgono verso la città nel suo insieme. Il riemergere di Dioniso, l’ebbrezza del sangue e dell’adrenalina, il fascino del caos e della rissa gratuita contro l’ordine e le rigide procedure burocratiche che si sono sostituite alla vita sociale. Non è una riedizione dell’esproprio proletario del magico ’77, lo spettacolo nuovo non ha pianificazione e non è frutto di strategie ideologiche. Credo, penso, suppongo che i giovani dell’anno 2026 dell’Era Volgare non sognino rivoluzioni, ma abbiano un impulso impellente di sfogare la loro rabbia. L’ira funesta da rovesciare contro tutto e tutti, un urlo animale e irrazionale, ultimo capitolo di una moribonda civiltà. Dopo il girone della lussuria, dopo il girone dei golosi, arriva il girone del sangue. In fondo, non sono i giovani a presentare il conto, è la dea Kali che dispiega le sue braccia di velamento e disvelamento del Cielo.
Ci è stato impedito di guardare le stelle e gli dèi, defenestrati, se ne sono andati7. Ci è stata imposta una vita meccanica, un lungo e inesorabile declinare di compleanni vuoto di senso, alle divine aspirazioni è stata sostituita una moraletta miserabile e da quattro soldi (falsi). L’ontologia e la metafisica sono scomparse dagli orizzonti degli accademici (tranne qualcuno, ovviamente), per lasciare campo libero alla cecità e alla prepotenza dei CEO e degli amministratori delegati delle multinazionali, che hanno l’unico scopo di allargare a dismisura i profitti finanziari. I politici e i giornalisti ci rimbambiscono con la “guerra ibrida”, ma lo sanno cos’è la hybris? Perché se lo sapessero ne sarebbero inorriditi. L’ignoranza, l’avidità, l’Avidyā8 regna sovrana.
Pare uno scenario che toglie il fiato, soffocante come una stanza che si rimpicciolisce sempre più. Il Tempo si contrae, e con esso lo Spazio. Ma è solo apparenza, questo è il momento più felice per gli spiriti sognanti, arditi, forti e gentili, disciplinati e creativi. Il Kali-yuga non può essere rifiutato e va accettato come terreno privilegiato per la liberazione e la trasformazione, l’Età oscura è l’occasione necessaria per assestare e rinforzare la propria resistenza ontologica. Tuttavia, seguendo gli insegnamenti dei 36 Stratagemmi, va rifiutato il campo di battaglia offerto dal nemico e rinunciare allo scontro attraverso le sue armi.
Scivolare invisibili e superare il nemico
per anticiparlo e tenerlo a distanza.
Nel Kali-yuga non si prefigurano e non sono previsti scontri epici tra buoni e cattivi: questo è uno scenario illusorio, quale leccornia avvelenata, offerto dal nemico nella sua propaganda hollywoodiana. Il vero scontro si svolge più nell’Invisibile che nel visibile. L’avversario ha terrore dell’Invisibile, è un terreno a lui sconosciuto e temuto perché “lì” è perduto.
La divinità è raccontata in forma umana o umanizzata, ma il mito è solo il mezzo, non è il messaggio. La collimazione dei due
termini è l’illusione più riuscita del nemico e necessario è tornare a distinguere il dito dalla luna. La divinità non è umana, come si afferma nel primo punto della Tavola Rubinia. La divinità si manifesta come evento9 e – ribadiamolo – il mito non è il messaggio. L’evento è il messaggio. La natura naturante è l’evento divino per eccellenza, e attraverso i suoi fenomeni di caldo torrido e alluvioni copiose, può porre fine al suo comando, con la complicità e l’alleanza dei rialzi del prezzo del petrolio, delle guerre, dei droni, della penuria incipiente, dell’intelligenza artificiale con i suoi server idrovori, e quant’altro il delirio tecnologico perverso potrà imporci.
La chiamano “smart city”, ed è il peggiore dei deserti, il marcescente frutto del C40 Cities. Per fortuna sono dei perdenti, dei parrucconi, dei codini, e presto la neoguerra li spazzerà via.
«Vi parla il vostro Raià» proclamò la voce eccitata. Dopodiché, daccapo seguì la ripetizione del discorso sul Progresso, i Valori umani, il Petrolio, la Vera spiritualità. Bruscamente, come prima era apparsa, la processione scomparve alla vista e all’udito. Un minuto dopo era di nuovo visibile, con la malfe#rma voce di contralto che sbraitava le lodi del Primo Ministro del nuovo regno unito. (Aldous Huxley, “L’isola” 1962)
Giorgio Bulzi
Milano, a.D. 28 dicembre 2025-20 ottobre 2026
1 cfr. Lucia Tozzi, “L’invenzione di Milano” – 2023
2 cfr. J.G. Ballard, “Condominium” – 1975
3 cfr. Giorgio Gaber, “La presa del potere” 1972
4 cfr. Felix Guattari, Mille piani. Capitalismo e schizofrenia 2 – 1980
5 cfr. Gianni Sassi in Alfabeta n°5 settembre 1979
6 Letteralmente: “borghesia degli stracci”. Termine coniato dal sociologo e economista André Gunder Frank nel 1972: in seguito, ripreso e discusso da Claudio Magris, prima in un articolo di Paolo di Stefano del Corriere della Sera del 29 maggio 2012, e successivamente in un’intervista a Il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2013
7 cfr. Area, “Gli dèi se ne vanno e gli arrabbiati restano” 1978
8 Avidyā: in sanscrito significa, letteralmente, “privo (a) della vista (vidyā)”. Per estensione: ignoranza (ontologica), mancanza di comprensione della vera natura della realtà. Secondo le Dottrine indù è il primo dei dodici Nidana (rivestimenti formali) per cui ci si ritrova umani
9 cfr. Giorgio Colli, “La nascita della filosofia” – 1975