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A.A.V.V. Il penultimo scalino prima della fine

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«Il racconto vince per knock-out. Il romanzo vince ai punti.» Così diceva Julio Cortázar.
Se il romanzo conquista il lettore nel tempo, per accumulo e stratificazione, il racconto lo colpisce con un gesto narrativo rapido e preciso. Si affida allintensità e alla misura per generare sorpresa, attesa, rivelazione. Il racconto è una fiammata, una crepa attraverso cui lo sguardo coglie un frammento di mondo e immagina ciò che lo precede e ciò che lo segue: una scheggia di vita che non restituisce unesistenza intera, ma la lascia intravedere.

Il penultimo scalino prima della fine (Metilene edizioni) attraversa questo territorio, proponendo unantologia di dieci testi inediti di Ugo Cornia, Pietro Grossi, Loredana Lipperini, Marco Marrucci, Rossella Milone, Letizia Muratori, Antonio Pascale, Enrico Remmert, Luca Ricci e Giuseppe Zucco, vincitrici e vincitori del Premio Ceppo negli ultimi venticinque anni. Ma è anche molto di più: un laboratorio del racconto contemporaneo italiano, che esplora le possibilità della forma breve e ne interroga il ruolo in un panorama in cui il romanzo resta la forma privilegiata dalleditoria e dal pubblico.

A cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, con una sua premessa critica e unintroduzione di Massimo Onofri, il libro si inserisce nel contesto della celebrazione del 70° Premio Letterario Internazionale Ceppo e di Pistoia Capitale italiana del Libro 2026.

I racconti proposti sono strade diverse di uno stesso paesaggio, in cui lordinario si deforma, si altera. Attraversano il reale, lo interrogano, restituendo sulla pagina un frammento di quel mistero che ci rende umani.

La scrittura di Cornia, in Anche laltro giorno, distratta in apparenza, deraglia, si ripete, torna su sé stessa, trasformando la banalità del quotidiano in un dispositivo di rivelazione. Il fiume di Grossi scatta unistantanea, procede per sottrazione: si carica di un attrito sotterraneo e quasi minaccioso. La natura diventa uno spazio silenzioso, in cui ogni parola cesellata vibra di ciò che resta taciuto. In L’argilla di cui siamo fatti, di Lipperini, lordinario si incrina dallinterno, aprendosi al perturbante. Il reale si muove sul confine tra visibile e invisibile, dove laltrove non è evasione ma strumento di conoscenza del mondo. Dormire a Morro Jable di Marrucci attraversa una realtà che si sfrangia sotto la pressione della coscienza. Tra sdoppiamento e perdita di controllo, il linguaggio, spinto fino al limite, mette in scena una crisi del senso. In Divieto daccesso, Milone lavora per allusioni e costruisce una tensione trattenuta: ciò che si sottrae alla parola si rifrange nei rapporti, nei gesti minimi, nelle incrinature delle relazioni. Le madri insieme di Muratori indaga la maternità come spazio ambiguo, sospeso tra formazione e perdita, tra intimità e distanza. Racconto come pensiero in movimento è Annegare: Pascale intreccia narrazione e riflessione, mostrando come lamore si configuri come una variabile dipendente, fino a mettere a nudo il soggetto. Remmert, in Brasilia, punta su una scrittura immediata e cinematografica, capace di restituire con nitidezza emotiva ciò che si cela dietro la fotografia di un ricordo. Il racconto si piega su sé stesso con Bibliofollia di Ricci: la dimensione metanarrativa si intreccia a una tensione esistenziale, tra ironia e disincanto, fino a mettere in gioco il confine tra vita e letteratura. Zucco chiude la raccolta con Prima che il gallo canti, in unatmosfera sospesa e visionaria, dove il mistero non viene sciolto ma custodito e attraversa, grazie allimmaginazione, gli strati del reale.

Il penultimo scalino prima della fine si costruisce per momenti, fratture, epifanie. Abita una linea dombra, dove l’esperienza umana si rivela per lampi improvvisi. Tra scrittura e pensiero critico si affaccia un auspicio: che il racconto torni a essere uno sguardo rivolto a quella parte sommersa delliceberg come diceva Ernest Hemingway non solo per interpretare il reale, ma per immaginare altri reali possibili.

Mariangela Cofone 

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