È in libreria La donna muore di Aoko Matsuda (Edizioni E/O 2026 € 21,00, pp. 192 con traduzione dal giapponese di Anna Specchio) una raccolta di cinquantatré racconti dell’acclamata autrice di Nel paese delle donne selvagge, che uniscono umorismo dell’assurdo e critica sociale, con un effetto toccante e inatteso.
Si passa da racconti in cui c’è solo il titolo, ad altri in cui si conclude tutto in una sola riga o in una frase come La vita è come una scatola di cioccolatini:
“Tipologia, ingredienti, quantità, allergeni, modalità di conservazione, produttore, data di scadenza e ogni possibile avvertenza. Sulla confezione c’è già scritto tutto, ancora prima di aprirla”.
Il bersaglio dell’autrice è il sessismo narrativo.
Uno dei migliori esempi di questo tema si trova nel racconto che dà il titolo alla raccolta La donna muore, in cui l’autrice affronta il modo in cui le donne sono trattate nella narrativa letteraria e cinematografica:
“La donna muore. Muore per creare un colpo di scena. Muore per far evolvere la storia. Muore per generare catarsi. Muore perché non si trovano altre soluzioni. Muore perché non sono venute in mente altre idee. O, meglio, la donna muore perché è l’idea migliore tra quelle possibili”.
Qui si attacca la narrazione maschile che per pigrizia narrativa uccide una donna o la consuma per caratterizzare i personaggi maschili.
Un racconto surreale in cui troviamo una donna appena aggredita, immersa in un mare di sangue alla quale i soccorritori chiedono se abbia ultime volontà da riferire alla famiglia e lei risponde: «Anch’io desideravo, almeno una volta, avere l’occasione di decostruire la vagina!».
È femminismo sì, ma non è impolverato e costretto dai luoghi comuni.
L’autrice è audace e tagliente, ha imparato seriamente a non prendersi troppo sul serio, e sa fare letteratura lasciando entrare nella stanza una folata di aria nuova.
Un’aria piccante di una samurai che combatte senza eroismi nelle campagne della Guerra di Genere dove, oltre a difendere le donne, sferra fendenti terribili alla struttura del racconto classico.
Carlo Tortarolo
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Oggi è un giorno speciale. Come potrei definirlo? Un incontro conviviale? In ogni caso, è la prima volta che noi tutte ci riuniamo. Mmh, forse “noi tutte” è
un’espressione un po’ troppo pretenziosa da parte mia, ma ormai è deciso da tempo e non mi resta altro da fare che mostrarmi sicura di me. Dopotutto, sono universalmente conosciuta per essere una femme fatale, mi ripeto per infondermi coraggio. Con gesto deciso mi sistemo la scollatura per farla risaltare ancora di più, con una mano mi porto indietro i boccoli dorati e, con le gambe slanciate dai sedici centimetri di tacco, metto piede all’evento.
Il grande salone è gremito delle nostre predecessore. Be’, ovviamente non ci siamo proprio tutte, ma le oltre quaranta presenti stanno chiacchierando con un sorriso aggraziato sul volto e un delicato bicchiere da cocktail in mano.
Già siamo splendide e sfavillanti di nostro, ma oggi sembriamo brillare ancora di più. Persino lo scintillio dei lampadari che pendono dal soffitto è scialbo rispetto a noi. Mi guardo attorno, sono circondata da donne sfolgoranti. Finalmente sono qui, nel mondo a cui tanto anelavo! Dentro di me sento crescere l’emozione e la felicità.
Ma tutta la sicurezza con cui sono entrata svanisce e in breve tempo mi ritrovo da sola in un angolino, ridotta a una tappezzeria vivente che osserva inebetita l’eccezionale avvenenza delle colleghe che mi hanno preceduta, finché un gruppetto mi nota e mi accoglie nella sua cerchia. «Oh, ma guarda chi c’è!». Talvolta siamo spietate, fredde calcolatrici o così tanto egoiste da non farci alcuno scrupolo pur di raggiungere i nostri obiettivi, ma oggi no, oggi è diverso. Una mi sorride rassicurandomi che in caso di dubbi non devo esitare a chiederle aiuto, un’altra mi porge un bicchiere di champagne rosa. In mezzo a quel gruppo di donne dal fascino travolgente e dal profumo inebriante mi sembra di vivere in un sogno.
«Allora, è davvero così bravo, quel Bond?».
La domanda posta a voce bassa cattura l’attenzione di tutte e per un istante sull’intero salone cala il silenzio. A farla è stata una nuova arrivata come me, una donna dalla bellezza abbagliante e dal fisico esplosivo. Non appena mi nota mi rivolge un sorriso malizioso, esibendo i suoi denti bianchi e lucidi come diamanti.
«Uhm…».
«Non pensavo che qualcuna l’avrebbe mai chiesto!».
Le colleghe più anziane si scambiano sguardi perplessi, ma anche nella perplessità i loro volti rimangono incantevoli.
«…A dire il vero, io ho pensato: “Eh? Tutto qui?”».
Una di loro si decide a rompere il ghiaccio. I suoi capelli castani, lunghi fino a nasconderle il petto, emanano riflessi arcobaleno.
«Ecco, io… ho fatto finta che non fosse andata malaccio. Voglio dire, si tratta pur sempre di Bond!».
Ormai il vaso è scoperchiato e una dopo l’altra iniziano tutte a esprimere il proprio parere, senza freni.
«A me non è sembrato così male, anzi, mi è piaciuto!».
Una bellezza asiatica dai capelli corvini inclina il capo con fare dubbioso, facendo brillare le sue labbra scarlatte.
«Con me ha finito in un secondo… immagino che fosse stanco…».
Quelle parole, pronunciate in un inglese dall’accento francese, sono così sensuali!
«Be’, che rimanga tra noi, ma diciamocelo: è piuttosto veloce. Però non c’è da stupirsi, persino Bond si sentirà stanco ogni tanto, già porta a termine tutte quelle missioni, se poi deve dare il massimo anche a letto… voglio dire, ci sta».
La luminosa pelle color cioccolato della donna che ha appena parlato ha un fascino ipnotico. Le cosce tornite e il seno generoso catturano inevitabilmente lo sguardo. Ah, siamo davvero meravigliose!
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