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Piergiorgio Pardo anteprima. Matrilineare. La musica italiana nelle parole delle cantautrici

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È in libreria Matrilineare La musica italiana nelle parole delle cantautrici di Piergiorgio Pardo (Minimum fax 2026, pp. 439, € 20,00) con l’introduzione di Giulia Cavaliere.

Nel 1996 i C.S.I. uscirono con un disco-manifesto, Matrilineare, dove la voce arcaica del Coro delle Mondine di Correggio si intrecciava con nuove presenze femminili (Cristina Donà, Ginevra Di Marco) in un’Italia ancora spaccata tra zolla e sintetizzatore, memoria e futuro. Non era nostalgia: era una provocazione. Una sfida diretta a un cantautorato che, fino a quel momento, si era declinato quasi esclusivamente al maschile singolare.

Il libro mostra come il “cantautorato” è stato tradizionalmente raccontato come territorio maschile, forse anche perché quello maschile è stato il genere che ha avuto più successo.

Il racconto della prima “cantautrice” Maria Monti, ex di Giorgio Gaber: “«Si doveva fare una locandina con Vincenzo Micocci per uno spettacolo con me, Endrigo e Gianni Meccia» – racconta lei stessa a Mario Biserni in un’intervista del 2016 ‒ «e lui voleva un termine che definisse il nostro modo di far musica. Dalla mia bocca uscì cantautore: che non mi piacque, ma piacque a lui. Così finì sulla locandina e di lì designò tutti quanti noi. Anche se non mi piace neppure ora…»”.

Tra le tante protagoniste femminili, anche più note, viene citato il contributo della mitica Caterina Bueno, grandissima ricercatrice di musica popolare toscana ma anche la Caterina di De Gregori che cantava E cinquecento catenelle d’oro.

Viene ricostruito il ruolo di cantanti e autrici come Alice, la Nannini e la Bertè spesso considerate interpreti pure, anche se manca la citazione di cantautrici importanti come Rosanna Ruffini e di autrici indimenticabili come Marcella Rivi, Ornella Ferrari Colombi e Milena Cantù.

Dalla grandissima Marisa Terzi, a Nada, alla Rettore, a Roberta D’Angelo, a Joe Squillo, a Carmen Consoli, a Paola Turci, a Elisa, fino a Madame, Ditonellapiaga, Francamente e Daniela Pes degli ultimi tempi, ma non solo, il libro racconta la ricchezza e la varietà del cantautorato femminile.

Ne emerge un panorama vivo, che riscopre il ruolo femminile nella storia della musica italiana.

Carlo Tortarolo

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4 NOVEMBRE 1996

A metà anni Novanta la nostra canzone d’autore riallaccia i propri rapporti con il post punk e il folk elettrificato; l’indie scopre, fra gli altri, Rino Gaetano e Ivano Fossati, Mina canta gli Afterhours, esplicitando nella narrazione introspettiva di «Tre volte dentro me» il soggettivismo al femminile sotteso alla loro «Dentro Marilyn». Germi è il titolo di un album degli Afterhours, uscito nel 1995, il loro primo in italiano. Ed è un titolo che fotografa un’epoca. Una fucina di talenti e possibilità si era andata affermando e aveva nomi come Mescal e Consorzio Produttori Indipendenti: più una scommessa entusiasta ideata in fieri che una scena vera e propria fatta di case discografiche e team di lavoro.

Bisogna stare insieme, individuare «i germi» di un mondo possibile, condividerli, parteciparli e infine anche difenderli. Sono le stesse esigenze di oggi, forse di sempre, ove si parli di evoluzione culturale e sociale. Allora, non diversamente da quanto era accaduto nell’underground italiano degli anni Settanta, e a dispetto di un contesto progettuale e inclusivo per corredo genetico, quello di un’identità autorale femminile pare davvero uno spazio da inventare.

Matrilineare, la compilation che per la prima volta fa emergere una generazione di cantautrici italiane senza più complessi di inferiorità rispetto ai colleghi maschi, nasce così. Un titolo bellissimo che non parla di lotta, né la esclude. E che non mette al centro una supremazia, ma il valore di una comunità e la linea, materna, ma non solo nell’accezione biologica, lungo la quale tale valore può passarsi il testimone fra generazioni o fra mondi.

In questo caso a parlarsi sono un’Italia rurale persa nel tempo e un’altra contemporanea, di estrazione indie rock, nel momento in cui quest’ultimo sta ricominciando ad aprirsi, come vedremo, momentaneamente, all’esterno. L’aspetto della tradizione folkloristica che abbiamo visto dipanarsi fin dagli anni Cinquanta diventa un’intenzione di fondo, un gesto politico, un desiderio di equità che non si respira da tempo.

Matrilineare viene pubblicata nel novembre del ’96. Nello stesso anno esce un’altra compilation, che incrocia la nostra vicenda anche per via del coinvolgimento di artisti quali, fra gli altri, Nada, C.S.I., Üstmamò, intitolata Battiato non Battiato (Cyclope Records/ Polydor) e coordinata dal discografico Francesco Virlinzi.

Francesco è una bellissima figura nella storia del rock italiano indipendente. Scomparso a soli quarantuno anni nel 2000, ha saputo intercettare tanto la punta dell’iceberg, quanto la parte più sotterranea della scena rockettara catanese descritta anche da Gianna Nannini.

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© Piergiorgio Pardo, 2025

Per l’introduzione: © Giulia Cavaliere, 2026

© minimum fax, 2026

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