Niklas Natt Och Dag. 1793

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Bonjour, beau masque!”

Notte d’orrore, notte d’orrore” 

A. Somma, Un ballo in maschera, di Giuseppe Verdi

In preda al terrore gli sembra d’intravedere qualcos’altro laggiù, sul confine di quel mondo che la sua mente riesce appena a percepire”.

Stoccolma, 1793. L’universo è l’archivio della storia. Ogni gesto che compiamo o che è stato compiuto rimarrà in eterno, viaggerà nello spazio a trecento mila chilometri al secondo. L’orrore sarà eterno, la redenzione degli uomini sarà un improbabile sacrificio.

Devi venire subito, c’è un morto che galleggia nel Fatburen”.

Così inizia la caccia all’assassino del nostro co-protagonista Mickel Cardell.

Così inizieranno i suoi incubi per giorni e notti lunghissime. Due ragazzi di strada lo avvertono che un corpo è stato ritrovato nell’acqua, vicino alla riva. Tutto gira ancora nella testa di Cardell, un dolore che è come un morso penetra in quel pezzo di carne che è ciò che rimane del suo braccio sinistro perduto in battaglia: l’alcool è irrequieto come l’uomo, non ha posa. L’orrore corre più veloce di lui,” il battito del cuore minaccia di sovrastare i pochi pensieri che il suo cervello riesce a radunare”. Un corpo mutilato affiora dall’acqua come uno scarto di macelleria. Il tanfo è ovunque, il passo cede nella melma.

Tutto sembra raccontare l’orrore, un vento gelido raffredda i polmoni ed un sole privo di ardore, illumina debolmente, come frammenti di specchio, le pozzanghere rimaste dalla pioggia.

Da queste premesse, l’autore Niklas Natt Och Dag, costruisce sullo sfondo di un regno, su cui aleggia il fantasma del re Gustavo III, ferito da un colpo di pistola il 16 marzo 1792 e morto 29 successivo, un thriller storico ben congegnato, dove l’atmosfere incalzano i protagonisti e il lettore. Dove si respira, nell’incertezza di una vita quotidiana miserrima, il vento della Rivoluzione, che dalla Francia si sta diffondendo un tutta Europa. L’umanità è ferita, la paura è nei vicoli e nelle case, nessuno è al sicuro, la paura sta divorando anche le classi più agiate. L’irrazionale deve essere fermato, e il nostro secondo protagonista, Cecil Winge, poco meno che trentenne, “ di corporatura esile, innaturalmente emaciata” si appresta a farlo. Incontrerà Cardell, l’uomo dal braccio di faggio, e lo farà nell’ossario della Chiesa di Maria Magdalena, dove quel corpo mutilato sarà davanti ai loro occhi, vittima di una aberrante violenza, specchio di una cultura che sta per prendere congedo dal Cristo dei secoli. Altri personaggi ruoteranno intorno a questa vicenda, altre teste e pensieri, altra muffa ed altra immondizia invaderanno le strade, e il male colerà nei vicoli e nelle bettole.

Un libro potente, che sa indagare gli abissi dell’anima, feroce eppure estremamente umano. Un libro che non ti lascia, che non concede pause, che confonde e ci conduce all’orrore poiché : “chiunque abbia in animo di allevare un mostro, Signor Winge, fa bene a insegnargli l’odio fin dalla più tenere età.

Questa frase risuona quasi al termine della narrazione, parole tremende che infliggono una pena poiché sempre attuali. Parole che continuano a passare di bocca in bocca, di anno in anno, come se l’uomo non possa mai porvi fine, poiché tutto si trasforma e nulla perisce.

(Omnia mutantur nihil interit, Ovidio, XV libro, verso 165, Le Metamorfosi).

Non rinunciate a leggere un libro come questo. Esso, seppur opera di fantasia, è un documento straordinario sull’essere umano, e se alla fine il mostro sarà riconosciuto e fermato, noi non potremmo più tornare alle nostre convinzioni e dirci normali ed esenti dal male. Siete disposti a farlo? Siamo disposti a farlo?

O preferiamo rimanere analfabeti delle emozioni così da non doverci accorgere di quanto siamo alieni gli uni agli altri?” (P. Crepet, introduzione a P. Rivière, Einaudi, 2000).

Edoardo M. Rizzoli