Con Un uomo in Argentina (Il ramo e la foglia Edizioni, pp. 320, €19) Roberto Maggiani ci riporta indietro nel tempo, al 1975 ma, per ben comprendere i suoi personaggi, bisogna tornare ancora più indietro: agli anni della Germania nazista e a ciò che è avvenuto nell’immediato secondo dopoguerra. Il libro inizia raccontando la semplice vita di un uomo ormai ottuagenario, vedovo, che vive in un paese della provincia di Cordoba, in Argentina, accudito da alcuni familiari e una badante. La descrizione che ne fa l’autore rimanda al lettore l’immagine di un uomo quasi indifeso. Eppure basta una sola notizia riportata in un qualsiasi venerdì mattina da un quotidiano locale per cambiare repentinamente la scena e le impressioni.
Un giornalista ha identificato a Miramar, non lontano da Buenos Aires, un efferato nazista che tempo prima l’ottuagenario e indifeso Adrian aveva presentato ai familiari come un lontano parente. Possibile che egli non conoscesse la vera identità dell’uomo? E se la conosceva, quali sono i reali legami tra i due uomini?
Dal punto di vista storico, la Shoah è considerata il più grande spartiacque dell’età contemporanea: una tragedia senza precedenti che ha rimesso in discussione le logiche e il pensiero occidentale dell’ultimo secolo, modificando l’approccio sociale, culturale, economico e politico dell’individuo in ogni campo d’indagine della realtà storica. Secondo una prospettiva strettamente narratologica, invece, la somma degli eventi che indichiamo con il termine Shoah presenta una forte potenzialità romanzesca, specialmente grazie alla presenza di un pattern di dinamiche e circostanze che sono spesso etichettate come “eroiche”, in relazione ai sopravvissuti. La netta contrapposizione fra personaggi positivi e negativi, che sta alla base di ogni narrazione mitologica, biblica e favolosa nella tradizione occidentale, si presenta con insistenza e chiarezza espressiva nella dicotomica rivalità fra i personaggi protagonisti del filone narrativo dell’Olocausto – i prigionieri nei Lager opposti alle SS naziste, per esempio1. Nel romanzo di Maggiani, questa dicotomia sembra estendersi anche alle due donne le quali, pur cercando entrambe verità sul passato di Adrian, scelgono strade di ricerca diametralmente opposte: la cognata Loida preme affinché tutto rimanga “segreto”, ristretto all’interno delle mura domestiche mentre la badante Ania sembra intenzionata a far luce sulle vicende passate e nascoste a qualunque costo.
La narrazione della storia di Adrian Schneider e del suo “lontano parente” rimanda la mente del lettore al mito della super organizzazione per la fuga degli ex SS.
Nell’ultimo quarto del Novecento alcune pubblicazioni hanno identificato in ODESSA (ipotetico acronimo di Organisation Der Ehemaligen SS Angehörigen – Organizzazione degli ex appartenenti alle SS) il motore della fuga in Spagna, America Latina o Medio oriente di tanti criminali di guerra nazisti. Talvolta sono state indicate altre società segrete, come Die Spinne (Il Ragno), secondo alcuni diretta da Otto Skorzeny, oppure Stille Hilfe (Assistenza Silenziosa), gestita da un pugno di aristocratici. Nel nostro Millennio studiosi e giornalisti hanno scoperto che le prove dell’esistenza di tali organizzazioni erano inventate2. ODESSA e analoghi sono stati un artificio per semplificare una realtà assai meno romanzesca.
Nel secondo dopoguerra, qualche centinaio di ex SS o di ex gerarchi nazisti, spesso non ancora identificati come criminali di guerra o addirittura già rilasciati dalle autorità alleate (come il prima menzionato Skozeny) sono fuggiti assieme a centinaia di migliaia di profughi dell’Europa centro-orientale e sono migrati in Europa occidentale (Italia, Spagna, Regno Unito), nelle due Americhe (Argentina, Brasile, Cile, Paraguay, Stati Uniti, Canada), in Medio Oriente, in Africa, in Australia. I racconti veridici non hanno il fascino delle spiegazioni complottistiche, né quello dei romanzi di spionaggio affermatisi a partire dagli anni Cinquanta3.
Tutto questo, naturalmente, non ha nulla a che vedere con il romanzo di Maggiani che mai avanza la pretesa di essere una documentazione storica. L’interpretazione di fatti accaduti o immaginati è strettamente funzionale alla narrazione della vita di Adrian e della sua famiglia. E il suo passato è costruito dall’autore in funzione della vicenda che intendeva narrare. Ed è esattamente per questo motivo che funziona, che attrae il lettore e che risulta una intrigante lettura, al pari dei grandi romanzi di spionaggio che sempre largo successo hanno riscosso tra il pubblico.
In Uncommon Danger (1937) e Cause fro Alarm (1938) di Eric Ambler, i nemici vengono identificati con i rappresentanti dei totalitarismi europei, personaggi che si distinguono nell’esercizio della violenza, ma anche con i rappresentanti privi di scrupoli di un capitalismo che non esita a collaborare con le forze anti-democratiche in nome del profitto e il cui ruolo va assumendo sempre maggiore importanza. Le spie di Ambler raramente sono agenti a servizio del proprio paese, più spesso sono mercenari al soldo del miglior offerente, L’ambiente dello spionaggio non è presentato come un mondo mosso da valori e ideali alti, bensì caratterizzato da squallore ed egoismo. Un’atmosfera che richiama molto quella descritta da Conrad in The Secret Agent (1907). A doversi muovere in tale atmosfera e a dover affrontare i malvagi sopra descritti sono personaggi per lo più anti-eroici, spesso persone comuni che si trovano coinvolte contro voglia in avvenimenti pericolosi4.
Una narrazione per certo meno romanzesca e romanzata, più vicina alla realtà e proprio per questo più realistica e intrigante per il lettore.
I riferimenti storici, più o meno reinterpretati da Maggiani in Un uomo in Argentina, sono funzionali alla vicenda narrata e non il contrario e servono a meglio definire protagonisti e personaggi del libro. Una scelta anti speculativa che si è rilevata vincente.
Irma Loredana Galgano
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1A. Cinquegrani, F. Pangallo, F. Rigamonti, Romance e Shoah. Pratiche di narrazione sulla tragedia indicibile, Edizioni Ca’ Foscari, Venezia, 2021.
2Si vedano: H. Schneppen, Odessa und das Vierte Reich. Mythen der Zeitgeschichte, Metropol Verlag, Berlin, 2007; U. Gońi, The Real Odessa: Smuggling the Nazist to Peron’s Argentina, Granta Books, New York – London, 2002.
3M. Sanfilippo, ODESSA: Il mito della super organizzazione per la fuga degli ex SS, in G. Fiorentino, M. Sanfilippo, G. Tosatti (a cura di), De Austria et Germania. Saggi in onore di Massimo Ferrari Zumbini, Sette Città, Viterbo, 2018.
4N. Priotti, Nuove prospettive nella Letteratura di spionaggio: il contributo di Eric Ambler, in P. Bertinetti (a cura di), Spy Fiction: un genere per grandi autori, Trauben, Torino, 2014.