Jorge Luis Borges, “Conversazioni” con Osvaldo Ferrari, a cura di Francesco Tentori Montalto, Bompiani, 1986
FERRARI: “La pantera” si chiude con questi ultimi versi: Invano è vario l’orbe. La giornata che tutti compiono è stata fissata.
BORGES: Ah sì, lì questa idea viene estesa all’uomo. Alla fine si giunge all’idea della fatalità, che è poi l’idea dell’Islam e del calvinismo, l’idea che tutto sia prefissato. Non solo la vita lineare della pantera nella gabbia ma la nostra vita, compresa questa conversazione che stiamo conducendo. Tutto è stato fissato.
FERRARI: Speriamo sia così.
BORGES: Questo naturalmente non vuol dire che sia stato fissato da qualcuno. Perché c’è il rischio che si confondano le due idee: si può credere nella predestinazione senza supporre che essa sia conosciuta da qualcuno: qualcosa che avviene, piuttosto, per un giuoco fatale di effetti e di cause.
FERRARI: In tal caso questa conversazione sarebbe, come si diceva l’altra volta, cosmica cioè ordinata.
BORGES: Certo. E quel ch’è peggio credo sia fissata da una macchina…
Luca Sossella