Essere donna e regina non è possibile. O si è l’una o si è l’altra cosa, ma mai le due cose insieme. Essere regina annulla l’essere donna. Qualsiasi regno necessita di un potere solido, di una buona politica, di pace duratura. I sudditi giudicheranno la regina, in toto. Del resto, ogni governante è consapevole che la propria felicità non conta niente, che l’amore sarà surclassato dai doveri e dagli obblighi di Stato. Prima di ogni cosa c’è il popolo. Tutelarlo, farlo vivere nella sicurezza e nella prosperità, sono gli obiettivi cardine di ogni regnante. Le regine lo hanno ben chiaro questo concetto. Vivono sulla propria pelle la sottrazione, conoscono i propri obblighi e la sudditanza, già piccolissime. Nella politica di stabilità ed espansionistica sono state merce di scambio, addirittura in fasce. Sono una risorsa, ma pur sempre uno scambio. Chi ha incarnato al meglio il ruolo di regina ha dovuto mettere in gioco la propria esistenza alla corona perdendo il lusso più grande: la libertà.
In La Regina dei due Mondi di Lisa Laffi per Tre60 Edizioni conosci la storia di Isabella di Castiglia. Spagna, 1461. Isabella ha dieci anni quando viene convocata alla corte del fratello Enrico, re di Castiglia. Non è l’affetto che lo induce ad avvicinarsi a lei e al fratello Alfonso, ma la mancanza di un erede. Nessuno pensa che la corona possa andare ad una donna, perché nelle intenzioni di Enrico la sorella è solo una pedina per le alleanze matrimoniali. Le cose, però, sono diverse. Il destino toglie dalla scacchiera tutti gli uomini e Isabella sale sul trono. Diventa una delle figure più significative del secolo: artefice del Regno di Spagna, protettrice di Cristoforo Colombo, madre di quattro regine, sarà considerata da alcuni una santa e da altri una sovrana sanguinaria, perché il suo regno sarà fondato sulla fede e sul sacrificio degli Ebrei e dei Mori cacciati dall’Andalusia. Quando la morte fa presa sul suo popolo e sui suoi figli, Isabella combatte per salvare il regno dalle mire dei suoi rivali con il sostegno del marito Ferdinando d’Aragona, ma anche di molte donne, di cui saprà comprendere il grande valore.
Il romanzo storico è intenso, magnifico. La narrazione è coinvolgente. In luce, rispetto a tutto il resto che pure è ben circostanziato, è messa la personalità di Isabella di Castiglia. Sua è la voce della storia, quindi è un aprirsi al mondo nel raccontarsi oltre che alla conquista dei due Mondi. La prosa è emotiva, sentita, evocativa. Carica di emozioni, che restano tutte al lettore anche quando pensa di averle dimenticate. Affiorano con le sue paure, i suoi dubbi, il suo amore, la sua fede.
Lucia Accoto