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Angelo Calvisi. Neopentamerone

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Nel 1932 il presidente del consiglio, che intendeva così ricordare il fratello Arnaldo, istituì un’unità speciale che si doveva chiamare proprio come questo fratello e che poi, per difetto d’udito di un addetto agli atti fondativi, finì per chiamarsi Unità Ubaldo.

Rimane, in ogni caso, che tutti gl’impiegati di questa speciale unità si chiamano Arnaldo.

Ogni battezzato Arnaldo, al conseguimento della maggiore età, può essere estratto e diventare un membro di questa elitaria Unità, solo per errore, nota come Ubaldo.

Quali siano le funzioni di questa unità, non è dato sapere. Gli Arnaldo, però, raccontano, a turno, ogni settimana per cinque giorni, un racconto ciascuno. Dieci racconti al giorno, cinquanta a settimana. Preceduti da una breve cornice, ogni giornata rispetta un tema. Lunedì: racconti apocalittici; Martedì: musica, hobby e sport; Mercoledì: vite avventurose di persone che comunque alla fine sono morte; Giovedì: il primo mattone della società; Venerdì: esempi di professionalità di senso intellegibile.

Questo, in breve, il Neopentamerone, di Angelo Calvisi, edito da Déclic.

Ispirato, per struttura, a Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile, il libro di Calvisi sorprende per originalità. Ogni racconto è un’escursione nel nostro contemporaneo dove, senza timore del grottesco, l’autore trascina personaggi ormai consegnati all’immaginario popolare come Brosio, Trapattoni…

Come per dispersione, Calvisi fa passare la nostra società attraverso il cristallo dei suoi racconti e la scompone in tutte le sue onde.

Rimane una raccolta eterogenea e ironica. Il libro che mi ha ricordato questo di Calvisi è Generazione X di Coupland. Sebbene gli Arnaldo di questa speciale Unità di raccontatori non vivano nel deserto e non abbiano deciso di allontanarsi dalla civiltà per vivere un’esistenza meno contorta, in entrambi i libri il racconto condiviso diventa esperienza aggregante e anima dell’umano. Là dove Andy, Claire e Dag, creano favole moderne per espellere tutti i detriti della cultura popolare che ancora li ossessiona, al fine di liberarsene attraverso favole di amore e di morte, così gli Arnaldo di Calvisi danno vita a questa overdose storica nel tentativo di riempire di parole il vuoto culturale.

Pierangelo Consoli

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