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Peppe Millanta. Il pescatore di stelle

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Dicono si sogni di notte; su questo hanno scritto e indagato una moltitudine di esperti, da Artemidoro a Freud, a Jung a Recalcati. Nessuno dubita: i sogni sono desideri, a volte rimossi, a volte pieni di sostanza, di realtà che si impone ai nostri occhi, che guardano dentro il grande pozzo della vita. I sogni sono quel pozzo in cui cadde Talete mentre aveva gli occhi rivolti al cielo. La vecchietta lo deride, pare fosse distratto. Qui nasce il grande fraintendimento sulla filosofia: scissa dalla vita, non sarebbe altro che guardare altrove rispetto a questo quotidiano che ci travolge, imponendosi.
Non è così: la filosofia va con la vita, è la vita contemplata da un punto di vista più alto, quello dell’Assoluto e degli Universali. Ma resta vita, anzi Vita, che non è respirare, ma guardare con gli occhi che hanno un’urgenza tutta umana, solo umana: sognare.
Non c’è uomo che non guardi il cielo, anche il pastore dell’Asia del sognatore irridente, Leopardi, interroga il cielo, la luna.
Il cielo ha ispirato la legge morale di Kant, i sonetti di Shakespeare quello di Holderlin , al cielo ci rivolgiamo nella supplica e nei desideri. Voglia il cielo che…anche oggi mi svegli per sognare!
Benché donna matura, non ho deposto la fame del desiderio. il mio sogno oggi è che vi arrivi la voce di Manuel, protagonista dell’ultimo eccellente libro dei sogni di Peppe Millanta, mio corregionale abruzzese, persona e personaggio multi faceto, polytros come Odisseo e anche poymetis, arguto e intelligente: implacabile sognatore
Nel suo Il pescatore di stelle, (Rizzoli 2025, euro 17) Manuel in una notte del Destino, pieno di perché, ciascuno dei quali contiene un desiderio, incontra un pescatore, che gli diventa guida spirituale verso l’unico orizzonte possibile per l’uomo: il sogno destinato.
Il libro fa sognare anche me, di prima mattina, più dormiente che sveglia, mi apre quella faglia che mi/ci connette a questo cielo che, pur pumbleo, mi ridá la speranza che, mentre tutto ci travolge con l’oblio e le sue forme, resti viva la fiamma che mi spinge verso la realizzazione del sogno destinatomi.
Mi aiutano le incantate immagini dell’illustratrice Lacinia Fagiuoli, mi ritrovo, da adulta, bambina, con naso all’insù come Il piccolo principe. Pescando con loro le stelle, infinite nel cielo, infinite nel mare, vedendo che non tutte combaciano, né le mie, né quelle di Manuel , né quelle del pescatore, ritorna in me il sogno mai spento di tornare parte onirica di questo Universo, che un tempo era il Sogno condiviso.
Eravamo sogno, interi e compiuti, tutt’uno con lui.
La caduta sulla Terra ci ha divisi, dentro e fuori di noi, cerchiamo l’altra stella che ci completi. Non siamo tutto, ma simboli, parti che agognano parti divise.
Tutti sogniamo di ritrovare l’unità perduta , da Platone a Peppe Millanta, a Manuel, al pescatore, a me, a noi viandanti, Pellegrini della Terra. Siamo stelle cadute, tutte figlie del Sogno infinito.
Uno il fine, l’intero, tante le direzioni individuali.
Una la condizione: amarsi e amare per essere amati.
Ringrazio Il pescatore di sogni, che incanta grandi e piccini col suo stile dolce e cullante, onirico e fanciullesco, in realtà di sapiente filosofia di vita e pensiero.

Giovanna Albi 

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