Un flop clamoroso la trasmissione televisiva “Attenti al libro” da ieri sera su Rai3. Poco più di 700 mila telespettatori. Cosa vuoi che siano?
Queste le cifre implacabili dell’auditel e i titoli (“flop”, “insuccesso” ) dei media on Line.
Eppure “Attenti al libro”, condotto da Francesca Fialdini, un flop non lo è stato per niente. Anzi. Certo sul programma alcuni errori (che di seguito ci permetteremo di far notare), ma sembra proprio che i fucili (s)puntati dei media quotidiani non aspettassero altro che ascolti per loro risibili: certo fa più ascolti il commissario Montalbano su Rai1 o l’ennesimo talk show spinto tra l’altro dalla “breaking news” dell’ accordo di pace tra Israele e Hamas, ma in tutto questo più di 700 mila ascoltatori di un programma sui libri e’ un successo che tutti dovrebbero elogiare.
Al di là della ferrea e al contempo appassionata conduzione di Francesca Fialdini, tra le poche, forse unica, conduttrice pronta a mettersi in gioco. Chi le ha fatto fare, in tempi di esposizione mediatica da ballerina incensata, di scommettere su un programma di libri?
Solo una folle (ma non in folle) poteva scardinare il giogo degli ascolti tivù.
L’evidenza visibile a ciascuno è che la scelta su una trasmissione tv sui libri: alcuni ospiti, con davvero poca eleganza o per lapsus sul contest della
trasmissione, si sono soffermati complimentandosi con Francesca Fialdini per la sua bravura a “Ballando con le stelle”, chi ha ricordato la tivù di Angelo Guglielmi che era un’altra cosa, chi invece ha scommesso, come il cantautore Diodato, proponendo coraggiosamente “Viaggio al termine della notte”.
“Attenti al libro” ha bisogno solo di due marce in più: mostrare la fisicità dei libri (che appaiono sempre sul ledwall) e un ritmo che rivoluzioni l’equazione libri uguale noia. Tornare allo scandalo, come Pasolini o Bianciardi, come Bukowki a France 2 con Bernard Pivot o Jack Kerouac con Fernanda Pivano.
Far girare a ruota libera una trasmissione – tra gli autori un genio come Pietro Galeotti- che ne ha tutte le possibilità.
E il giorno dopo far parlare i giornali non di audience, ma di libri.
Non è facile, però si può.
Gian Paolo Serino