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E.T.A. Hoffmann. Apparizioni e racconti neri

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Casualmente e per lavoro, sto leggendo due raccolte degli orrori. Due raccolte di racconti. Una è del tutto attuale e narra di orrori contemporanei, orrori terreni, oserei persino dire: tipicamente campani. Ci sono gli omicidi di camorra, i soprusi, le rapine e tutto il solito campionario di atrocità territoriali. E poi ne sto leggendo una seconda, dicevo, una raccolta di racconti che trattano orrori antichi, ultraterreni e impalpabili. Ci sono i vampiri, i fantasmi, i mostri. Ora mi chiedo perché, delle due, quella che maggiormente mi attira, quella a cui penso mentre cammino, non è la prima?

Apparizioni e racconti neri, raccolta straordinaria con cui le edizioni Arcoiris cominciano una nuova splendida collana intitolata Malombra, è una serie di racconti antichi in cui Hoffmann, raccontando cose inaudite, setaccia nel profondo del lettore, cammina nei più profondi nascondigli in cerca di tutte le paure più infantili e inamovibili. Mentre la prima raccolta narra di cose che vedo, la seconda riattizza le braci di cose che so e forse è questo il segreto, il motivo che ci lega a questi racconti e che li rende, per sempre, attuali.

Corredato da splendide tavole, questa versione dei racconti di Hoffmann è, praticamente un tascabile. Ne ha il prezzo, ne ha il formato.

Bellissima, già dalla copertina, è mirabilmente tradotta da Francesco Maione e da Dario David Barrecchia.  

Per quanto mi riguarda, cominciare una nuova collana di racconti gotici da Hoffmann è una scelta doverosa, assolutamente azzeccata.

Hoffmann è il romanticismo, più di Hölderlin e certamente più degli Schlegel. Perché nei suoi racconti non troviamo tanto i mostri, quelli ci sono, ma troviamo soprattutto un mondo fatto di pianoforti, di polvere, di candelabri e di camini accesi. Troviamo le dame, gli uomini incerti, quelli che nascondono qualcosa, troviamo la malinconia, soprattutto la malinconia e anzi, potremmo dire, che il mostro più feroce di tutti i racconti di E.T.A. Hoffmann sia proprio la malinconia.

Pierangelo Consoli 

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