Gli Anni Ottanta – prima parte

Home / Rubriche / Il cinema da salvare / Gli Anni Ottanta – prima parte
Davide Steccanella

 

La prima volta che sono andato al cinema fu a Padova, era il 1965.

Avevo poco più di tre anni e mamma e papà mi portarono a vedere Mary Poppins di Walt Disney.

Da allora ci sarei tornato molte volte.

Penso che non mi stancherò mai di andare al cinema.

Dicono che il primo lungometraggio sia stato Nascita di una Nazione dell’americano David Griffith, uscito l’8 febbraio del 1915.

Sono passati più di cent’anni, sono usciti migliaia di film e si continua ad andare al cinema.

Ho voluto ricordare 260 titoli italiani e stranieri in ordine cronologico dedicando, al termine di ogni decade, un approfondimento a registi, attori o a particolari “filoni”.

Ovviamente sono scelte soggettive che non metteranno d’accordo tutti, ma l’importante è continuare ad andare al cinema.

Perché nessuno schermo televisivo saprà mai restituire la magia di un grande schermo che si illumina nel buio di una sala gremita di spettatori vocianti che improvvisamente si zittiscono, come davanti a un’apparizione divina.

#

La decade del riflusso ma anche di Blade Runner e C’era una volta in America e dell’ascesa in Italia di un regista come Nanni Moretti

Toro scatenato di Martin Scorsese (1980)

Un leggendario bianco e nero degno del miglior Scorsese ed uno strepitoso De Niro ingrassato per l’occasione, rievocano la vita sfortunata del puglie Jack La Motta in quello che è forse il più bel film sulla boxe prima del più recente Eastwood al femminile di Million Dollar Baby. Aggiungeteci uno straordinario e violentissimo Joe Pesci ed ecco spiegato l’urlo di rabbia di molti fan per la scarsità di statuette, a parte ovviamente quella, strameritata, di De Niro e per lo stupefacente montaggio di Thelma Schoonmaker.

Gente comune di R. Redford (1980)

Prese invece una pioggia di Oscar questo debutto registico del più famoso biondone americano che descrive una famiglia di persone “ordinarie”, il titolo originale, Ordinary People, era molto più azzeccato, che non riesce più a riprendersi dalla morte in mare del figlio maggiore. Solo il fratello minore Timoty Hutton si salva grazie all’aiuto dello psicanalista Judd Hirsch e all’amore di una acerba Elizabeth McGovern. Brava Mary Tyler Moore nel ruolo della bisbetica ed insopportabile moglie e madre, ma il meglio arriva da Donald Sutherland, impeccabile nella parte, per lui insolita, del marito dimesso e del padre dal cuore tenero. Un film da recuperare.

Anni di Piombo di Margarethe von Trotta (1981)

Leone d’oro alla 36° Mostra di Venezia è il film il cui titolo italiano tradotto da quello originale che era Die bleierne Zeit ha determinato una delle più depistanti e abusate definizioni storiche del secondo novecento. La vicenda è ispirata alle sorelle Christiane e Gudrum Ensslin, la seconda fondatrice della organizzazione armata rivoluzionaria tedesca RAF, Rote Armee Fraktion, che morirà nel super carcere di Stemmehim insieme al compagno Andreas Baader. Jutta Lampe è la protagonista Julianne, Barbara Sukova la sorella Marianne e Rüdiger Vogler, il marito della prima. Bellissimo, claustrofobico e tragico.

Blade Runner di Ridley Scott (1982)

Ci sono cose che voi umani”, potremmo parafrasare, non saprete mai sul cinema, se non avete mai visto questo visionario e genialmente avveniristico lavoro del regista di Alien, qui colto in quello che rimane e rimarrà il suo capolavoro assoluto. Ambientazione che ha fatto la storia, originalità ancora oggi da far venire la pelle d’oca, Harrison Ford strepitoso e la ex Sirena a Manhattan, Daryl Hannah, icona del desiderio futuristico, ben prima di fidanzarsi in tarda età con il cantautore canadese Neil Young.

La Notte di San Lorenzo di Paolo e Emilio Taviani (1982)

Il capolavoro assoluto dei fratelli livornesi che ci raccontano, attraverso i ricordi infantili di una bambina, nel frattempo cresciuta, miserie e nobiltà di una fuga notturna e improvvisata dalla furia nazista durante la strage nella chiesa di San Miniato del 1944. Il tutto si svolge in due sole giornate tra un gruppo di abitanti di un piccolo paese al seguito di uno straordinario Omero Antoniutti. La garbata e commovente scena d’amore nella camera da letto dei due anziani amanti, lei è una intensa Margarita Lozano, è uno dei più alti momenti di poesia cinematografica cui abbia mai assistito. Gran Premio della Giuria al 35° Festival di Cannes e meritata pioggia di David di Donatello.

Making Love di Arthur Hiller (1982)

Questa pellicola ha il grande merito di avere “sdoganato” l’amore omosessuale al cinema, per la prima volta rappresentato in modo “normale” con due protagonisti totalmente privi di configurazioni macchiettistiche in stile Vizietto. Per me, che lo vidi ovviamente da solo e di nascosto in un pomeriggio milanese, fu una vera e propria rivelazione, ma negli anni ho scoperto che questo accadde anche a molti altri. Alla coppia gaia formata dal macho Harry Hamlin, ai tempi conosciuto solo per essere stato il marito toy di Ursula Andress, e dal riservato Michael Ontkean, fu affiancata nella parte della mogliettina tradita la bella Kate Jackson delle Charlie’s Angel. Da segnalare che per il ruolo di Zach il regista contattò attori come Tom Berenger, Michael Douglas, Harrison Ford, William Hurt e Peter Strauss ma tutti rifiutarono il ruolo, confermando che all’epoca interpretare un gay era considerato nocivo alla carriera di un attore.

Fanny e Alexander di Ingmar Bergman (1982)

Saga familiare in grande stile per l’addio crepuscolare del maestro della incomunicabilità. Un affresco di grande cinema che vale la pena di recuperare se ve lo siete o perso o dimenticato, una via di mezzo tra i Buddenbrook di Thomas Mann e La caduta degli dei di Visconti, giustamente premiato con l’Oscar per il miglior film straniero.

Querelle de Brest di Rainer Werner Fassbinder (1982)

Per mio conto si tratta di un capolavoro di tecnica cinematografica, un puro esercizio di regia teatrale in esterni con una cura delle luci, delle singole immagini e più in generale della melodia dell’opera che raramente si rinviene in un film e per giunta di un regista solitamente più di avanguardia che di calligrafia. Ma qui, complice una straordinaria Jeanne Moreau, un perverso ed inquietante Brad Davis versione marinara, ed un immalinconito Franco Nero, il più creativo dei registi di scuola tedesca ci regala un film a suo modo unico. Quando fu presentato a Cannes fu scandalo per una esplicita scena di penetrazione anale. Contrariamente a quanto potrebbe pensare qualcuno non è un gay movie, ma semplicemente un grande film di un regista dichiaratamente gay.

Il grande freddo di Lawrence Kasdam (1983)

E’ il film “cult” degli anni ’80 anche se a rivederlo oggi è appunto molto “anni ottanta”. Però la celebre riunione degli amici ex sessantottini al funerale del povero Kevin Costner, la cui parte fu tagliata al montaggio, si fa ancora apprezzare per l’immortale colonna sonora e alcune sequenze tra cui quella in cui la tremebonda Mary Kay Place prova ad avere un figlio da Kevin Kline, generosamente prestatole dalla moglie Glenn Close. Trampolino di lancio di William Hurt, Jeff Goldblum, Tom Berenger e Meg Tilly, fu la prova dell’efficacia cinematografica di “A Wither Shide of Pale” dei Procol Harum molto prima che arrivasse Giordana con i suoi Cento passi.

Voglia di tenerezza di James L. Brooks (1983)

Lacrime a volontà per questo polpettone di buoni sentimenti tratto dal romanzo di Larry McMurtry e che quando uscì sbancò botteghini e statuette. Merito anche di un cast superlativo in cui spiccano Jack Nicholson, Jeff Daniels, Debra Winger e la indimenticabile Aurora di Shirley MacLaine, madre di Emma. Anni dopo verrà realizzato dallo stesso regista un meno ispirato sequel dal titolo Conflitti del cuore.

C’era una volta in America di Sergio Leone (1984)

Chi avrebbe mai immaginato che il Re assoluto degli spaghetti western avrebbe firmato in tarda età il suo più maturo ed epico capolavoro e per di più trattando un argomento tutto diverso? Nonostante la cospicua durata non ci sia annoia di certo in questo malinconico e disperato inno ad una amicizia di infanzia tradita e le scene cult sono troppe per essere ricordate, basta citare De Niro (straordinario) che fuma oppio mentre in sottofondo il telefono squilla il dramma che solo alla fine conosceremo appieno. Colonna sonora portentosa, è il mio secondo film preferito in assoluto dopo Il Padrino. Bravissimo anche James Wood e “Sono andato a letto presto” è la frase cult di Noodles alla domanda “Cos’hai fatto in tutti questi anni?”

La seconda parte verrà pubblicata in data 23 gennaio.

Leggi anche Il cinema degli anni Settanta