Perché le classifiche dei libri non comprendono anche le biblioteche?

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In dieci anni Satisfiction ha recensito migliaia di libri, proposto centinaia di inediti di grandissimi scrittori italiani e internazionali, scoperto nuovi talenti oggi diventati scrittori di spessore o recensito per primi romanzi diventati poi di culto: da Revolutionary Road di Richard Yates (minimum fax) a Stoner di John Williams (Fazi editore)- in quest’ultimo caso l’editore Fazi ci ha anche riconosciuto ufficialmente in più occasioni di essere stati “i primi in Europa e in Italia a comprendere il valore del romanzo”.

Lo scorso anno le nostre recensioni Tutto quello che è un uomo di David Szalay (Adelphi) da soli – gli altri, compresi i grandi quotidiani l’hanno scoperto tardi- l’abbiamo portato al 27esimo posto dei libri più venduti e letti in Italia.

A parte questi -che sono numeri, intuito, capacità di lettura e serietà- non le abbiamo mai mandate a dire denunciando i casi più eclatanti sulla morte della critica italiana. Perché la critica è morta? Semplice. Perché la maggior parte dei critici non leggono i libri che recensiscono. Non c’è più passione, ci sono “addetti ai favori” più che critici, oppure critici che scomodano per l’ultimo scrittore arrivato parole come “la paratassi” o simili che sono termini idioti: non è essendo degli specialisti della sintassi che si recensisce un libro, ci vogliono cuore stomaco palle e stile. I primi tre li abbiamo, lo stile non lo so, ma ci stiamo arrivando.

Perché usando termini come paratassi, su tutto, escludi il 98% dei lettori che non sanno cosa sia e in secondo luogo svilisci quegli autori che di paratassi magari hanno vissuto come Giovanni Pascoli non certo romanzieri con libri ancora freschi di stampa. La paratassi lasciamola al tempo. O meglio: al tempo che trova.

Una modesta proposta

A proposito di classifiche: perché non iniziare a considerare anche le Biblioteche nei rendiconti delle classifiche di “vendita” delle novità?

Sarebbe molto semplice: basterebbe chiedere al Servizio Bibliotecario Italiano ogni settimana di inviare i libri nuovi più prestati.

Certo non lo può fare Satisfiction – ma se ci legge qualcuno che lavora ai Beni culturali o nelle biblioteche potete scrivermi a gps@satisfiction.eu –ma in effetti se non noi, chi?

Sarebbe interessante. Noi non siamo prime donne, le prime donne le lasciamo a casa. Preferiamo chi ha voglia di crescere e di cambiare non il proprio status, ma lo status di un mondo che lo accetti così come, come minimo sei un idiota.

Gian Paolo Serino