Il dolore fa rumore. Spezza il respiro, copre le storie di paura, anche quelle a venire. Non è semplice né scontato superarlo. Pensi che potrebbe allungarsi nel tempo condizionando sentimenti e scelte. Una cosa è certa: il dolore va affrontato. Solo così puoi prenderti ciò che hai lasciato indietro, incustodito, quasi fosse superfluo farsene carico. E nella fiamma della sofferenza oscuri qualsiasi spiraglio di luce, di bellezza. Non vedi nulla, chiuso nel dolore che ti trasforma in una marionetta senza costole. Allora, ti rimpicciolisci. Neghi a te stesso tante cose e fai a cazzotti con la voglia di cambiare registro, ma quella volontà è inchiodata al passato che richiama dolore e tumulto. Ti senti a disagio, sempre. Porti appresso la sofferenza anche quando non ci deve stare. Sei ostinato nel respirare ansia atavica che spranga l’oggi con i morsi del risentimento e ti attacchi alle promesse. I testamenti emotivi sono lasciti che tengono saldi i cardini affettivi. Svincolarsi dal peso di ciò che non ha più senso è l’unica via per scrivere una nuova storia. Bisogna lasciarsi andare per ascoltare il canto della vita.
In Spuma di mare di Elena Magnani, edito da Giunti, finisci nelle onde di un antico dolore. Roma, 1912. Mimma non è più una bambina fragile arrivata da Messina all’indomani del terremoto. Ha quattordici anni e una sete di vita che Petra, la sua tutrice, fatica a comprendere. Cresciuta tra le mura del convento, Mimma sente il richiamo di una città inquieta, in cui per sopravvivere devi farti furbo e coraggioso. Perde la testa per Alessandro, capo di una banda di ragazzi che vive ai margini, tra espedienti e sfide. Con lui Mimma scivola in un gioco sempre più audace di segreti e di silenzi, fino al dramma che li colpisce e che ne modella i destini. A vegliare sulla ragazza c’è sempre Tomaso Mazzeo, che porta con sé il peso di una maledizione mai sciolta e di un passato feroce. Tomaso fa il muratore a Roma. È diviso tra la protezione per Mimma e l’amore irrisolto per Petra. Arriva anche la guerra che sconvolgerà la vita di milioni di persone e poi segue la Spagnola, l’epidemia che si farà strada nelle case e nei corpi. Nulla resterà intatto, nemmeno il dolore.
Il romanzo è stupendo. La narrazione fomenta un vortice di sentimenti che il lettore vive e sente come se facesse parte della storia. I personaggi spalancano il confine delle loro personalità su un terreno che li rende affascinanti nella pienezza di ciò che trasmettono. La scrittura è magnetica. È il ritrovo della rovente bellezza che agita e quieta il maremoto dello struggimento per ciò che rende salva la vita.
Lucia Accoto