Ujamaa Express
Se il Furto Pop restituisce la Memoria alla Cultura Swahili
Venezia, Maggio 2026 – Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, il Padiglione Nazionale della Repubblica Unita della Tanzania presenta il lavoro di Angelo Orazio Pregoni, l’artista sinestetico che scardina alcuni simulacri dell’Occidente attraverso la forza viscerale della sua pittura espressionista e l’uso concettuale dell’olfatto, contribuendo a sancire il debutto storico del profumo come pura opera d’arte in Biennale. Il progetto inedito si intitola Ujamaa Express, creato e realizzato dall’artista per essere esposto in questa specifica vetrina internazionale.
La partecipazione di Pregoni riporta la firma di un artista genovese all’interno di un padiglione nazionale della Biennale d’Arte dopo oltre vent’anni di assenza, con una esposizione che prende vita tra le pareti della Gervasuti Foundation, tra Supernova e Palazzo Canova a Cannaregio fino al 22 novembre 2026. Muovendosi all’interno della mostra collettiva “Minor Frequencies: The Inner Life of a Nation”, magnificamente calibrata dalle curatrici Lorna Benedict Mashiba e Martina Cavallarin, il progetto Ujamaa Express di Pregoni agisce come un detonatore concettuale e sensoriale.
La parola “Ujamaa” in lingua swahili significa “fratellanza” o “socialismo condiviso” e richiama la filosofia di indipendenza e cooperazione introdotta dallo statista Julius Nyerere. Sintonizzandosi su frequenze minori, l’artista sinestetico compie un gesto tanto politico quanto poetico: il furto dell’identità pop occidentale per la restituzione della memoria alla cultura swahili.
Il meccanismo visivo orchestrato da Pregoni trova la sua esatta formalizzazione nella potenza espressiva di quattro grandi tele esposte su un muro in mattoni. L’impatto di Pregoni come pittore è centrale: la sua pennellata espressionista, materica e istintiva rifiuta la
precisione didascalica per agire emotivamente come un “cavallo di Troia”, avvalendosi di contenuti pop e di un linguaggio kitsch colto.
Ogni opera è un dittico di anime che porta un nome doppio, indissolubilmente legato alle storiche fragranze della collezione O’toteman Perfume:
-
N. 1 JULIUS NYERERE AND VINCENT (legato a O’toteman Perfume: N.I)
-
N. 2 SITI BINTI SAAD AND ELVIS (legato a O’toteman Perfume: N.II)
-
N. 3 BI KIDUDE AND CALLAS (legato a O’toteman Perfume: N.III)
-
N. 4 SAID MOHAMED CHEIKH AND MOZART (legato a O’toteman Perfume: N.IV)
Pregoni affianca e fonde le superstar occidentali (Elvis, Callas, Mozart, Van Gogh) – ridotte a loghi abusati e svuotati dal consumo di massa – alle figure che la storia eurocentrica ha lasciato in ombra. ma lo fa senza rinunciare a tutta la forza della propria formazione culturale. Chi si avvicina alle tele cercando il corpo visivo di Mozart si ritrova a scoprire il nome e le sembianze di Said Mohamed Cheikh. In quel preciso istante avviene il miracolo della restituzione: il personaggio storico africano abita lo spazio del gigante pop, ne assorbe la forza visiva e si trasforma in un’icona permanente nella mente di chi osserva.
Il profumo entra nella storia della Biennale
Sotto i quattro grandi dipinti, un tavolo scomposto funge da espositore, ospitando le sculture di O’toteman Perfume (N.I, N.II, N.III, N.IV), realizzate in stampa 3D e parzialmente dipinte a mano.
Per la prima volta nella storia della Biennale di Venezia, i profumi non entrano come elementi ambientali o di atmosfera, ma come opere d’arte autonome, in totale simbiosi con le tele. Pregoni sfrutta dunque la propria natura sinestetica per blindare la sua arte e lo scambio d’identità: l’odore agisce sotto la corteccia cerebrale, creando un ricordo sensoriale immediato che la ragione non può
smentire. L’artista lavora come un archivista dell’anima, inserendo nel tempo della mostra figure epiche come la cantante Bi Kidude o Julius Nyerere.
Contro l’iper-narrazione: il linguaggio nativo dell’arte
Il vero punto di svolta del lavoro di Pregoni risiede nella capacità di restituire l’arte all’arte. In un’epoca in cui l’arte contemporanea soffre spesso di iper-narrazione – dove l’opera necessita di lunghi testi critici per giustificare la propria esistenza – l’artista compie una rivoluzione autonoma: restituendoci la complessa semplicità della pittura.
L’opera è poeticamente concettuale, ma non necessita dell’obbligo di essere spiegata. Non ha bisogno di stampelle testuali perché parla i linguaggi nativi dell’arte: la potenza visiva della pittura espressionista alla quale si aggiunge la forza invisibile dell’olfatto. Innovando su piani di pura espressione formale, Pregoni dimostra che l’arte può ancora essere un’esperienza immediata: totalizzante e misteriosa, antica e di avanguardia, concreta e invisibile.