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Canzonacce

L’Italia é un colabrodo, l’Europa una cloaca.

Ormai non serve un genio per capire che mentre altri conquistano le stelle noi sguazziamo nel lodo.

Le regole ci punzecchiano come zanzare impazzite e le leggi si ammontano come i rifiuti nella discarica di Ghazipur.

Suona l’allarme meteo, rischio alluvioni dice, alla faccia della siccità. Quest’anno dove vivo é stato così piovoso da entrare tra i massimi registrati da un secolo a questa parte.

A Milano non si può fumare per strada, appena arrivo in Stazione Centrale mi compro un pacchetto di Rothmans e me ne fumo subito una.

Giusto per andare contro.

Se non avessero messo quella legge stupida non l’avrei fatto, ma il solo fatto che quella legge esista mi costringe ad infrangerla.

Lasciate le borse in un hotel due stelle di piazzale Loreto, l’unico che posso permettermi, mi scontro con la scena di un signore paffuto con la faccia rosso sangue che spinge violentemente una donna contro un muro di cinta. Parlano latino, dall’accento direi de El Salvador, ma non ne son sicuro. La donna sembra tranquilla, come se quella non fosse nient’altro che l’ennesima parte da recitare di un copione da troppo tempo conosciuto.

La gente scorre davanti la scena senza nemmeno rallentare. Mi giro e vedo una poliziotta nella sua Alfa Romeo Stelvio ferma al semaforo dall’altro lato della strada.

Sta fumando, forse in auto é permesso…

Le faccio segno, mi guarda come una mucca al pascolo guarderebbe una farfalla. Il semaforo diventa verde e segue inebetita. Le urlo dietro un insulto mentre un pakistano con sulle spalle la borsa gialla con logo verde di Glovo, la blocca ponendosi in mezzo alla strada con la sua bicicletta.

Obbligata a scendere la poliziotta si incammina ondeggiando pesantemente verso i due seguita da un giovane in uniforme azzurra che sembra non sapere dove mettere le mani.

Mentre il cappellaio matto spara dazi a caso tutti si affrettano a firmare.

Pare che anche Sanchez abbia firmato, Meloni lo assicura. La notizia che i nostri soldi guadagnati a fatica, vengano bruciati in armi comprate agli americani mi nausea. Dal telegiornale giunge “… per difendere le democrazie…” Ma quali democrazie?

Qualcuno ha per caso chiesto cosa ne pensiamo noi cittadini delle armi?

Qualcuno ci ha per caso chiesto se possono usare i nostri soldi in questa maniera?

Nel 2026 la mia auto non potrà più circolare a Barcellona, é del 2018. Faccio i calcoli mentre entro in Fondazione Prada. Qui Milano é diversa, un po’ come in Arco della Pace dove le signore camminano con le ballerine, shopping-bag, cagnolino color caffellatte e dove un menù costa come una giornata intera di lavoro di una persona normale.

Ci vogliono obbligare a comprare le auto elettriche per fare dell’Europa un luogo pulito per le signore con le ballerine e lasciare a chi le produce il prezzo delle nostre utopie.

Avete mai visto le foto delle miniere delle terre rare e i macchinari che si utilizzano per la loro estrazione?

Leggo che Toyota passa all’idrogeno, certa che la conversione all’elettrico sia una scelta perdente ed altamente inquinante.

La cosa migliore é lavorare da casa, anzi non uscirci proprio da casa.

La vita é dura, il mondo violento e pericoloso.

Milano di notte fa impressione, sembra una città post apocalittica mentre Barcellona puzza del piscio e del vomito dei senza tetto che si accalcano sulle panchine dei parchi giochi infantili.

Due culi si muovono nel buio, l’ansimare si mescola al rumore di una moto che passa su Calle Aragòn.

A due passi una signora lascia che il cane defechi sull’asfalto del marciapiede.

La signora dal volto plastificato dal botox dice che bisogna far arrivare i barconi ma non dice come poi dare una vita degna a queste persone. Poi blocca maleducatamente il solito invitato politicamente diverso per darci contro come piace fare a lei. La immagino vestita sadomaso con un pene di gomma nera appoggiato al pube.

Mamadou urla contro il segretario omosessuale che Allah non è d’accordo, che l’omosessualità é peccato. Mamadou ha quattro figli, vive di sovvenzioni statali, ha una Renault Espace Full Optional nuova di pacca ed ora torna in Mali per prendere in sposa la seconda moglie e che poi porterà in Spagna.

La seconda che verrà costretta a stare in casa a far da mangiare e soddisfare i suoi bisogni animali ed i figli che ne verranno perché così Allah vuole che sia.

Gli chiedo perché se lui può andare con due o più donne, le donne non possono fare altrimenti. Si infervorisce. “É peccato!” sbraita e mi dice che le donne che fanno così vanno picchiate. Le donne dovrebbero stare in casa e fare quello che dicono i mariti. Le donne servono per procreare.

Ma la signora con il botox di queste cose non parla. Le fa comodo così pare…

Ed i politici politicano, insomma vendono aria al vento in uno spettacolo nazional popolare al sapore di Telenovela anni ottanta ma scevro di quel charme che in qualche modo rendeva i protagonisti sopportabili.

Vedo la mostra dell’ennesimo artista che dipinge di nero delle tele dove prima c’era una croce… La grandezza del nulla… ma se il nulla é nulla allora perché curarcene? “Almeno é pittura…” penso mentre con le narici cerco nell’aria l’odore dell’olio. Quant’è facile cancellare e quanto è difficile costruire.

Vado a prendere un caffè nel bar accanto. E mentre suona una canzonaccia che piace al popolo rimbambito dai luoghi comuni capisco che ormai non c’é più nulla, manca tutto…

Basterebbe un po’ di cultura, un’istruzione un po’ migliore… Non quella fatta di falsi moralismi, facili risposte e moltitudine di informazioni enciclopediche da sapere a memoria, ma quella fatta di curiosità e conoscenza. Quella fatta di coscienza, aspirazioni e sogni.

Basterebbe cambiare quello ed il mondo cambierebbe, almeno in parte.

La cultura genera menti e le menti possono immaginare soluzioni diverse ai problemi che si presentano.

Basterebbe poco, ma le regole son così tante e soffocanti, le tasse così spropositate ed i nostri soldi mal spesi che ormai possiamo solo sognare un cataclisma che azzeri tutto…

Paolo Maggis

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