Nadia Comăneci, la stella del volo

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È il secondo giorno dei Giochi olimpici di Montréal del 1976, in Canada, quando Nadia Comăneci, una ginnasta rumena di appena 14 anni, 40 chili di peso, 150 centimetri di altezza, si presenta alla finale delle parallele asimmetriche. La sua esecuzione è strabiliante, il suo corpo pare volteggiare contro la legge della gravità, i passaggi tecnici evocano l’idea che l’essere umano possa volare. I suoi movimenti sono fluidi, sicure le prese, gran velocità, spettacolari i salti con riprese sicure sullo staggio di spinta (Tkachev, Hindorff), oppure passando da uno staggio all’altro (Pak, Contromovimento), un’uscita da manuale, i piedi infissi sul tappeto, il corpo che si rialza, il volto dai lineamenti dolci e nobili che ricordano Audrey Hepburn.

Il pubblico nel Forum ha assistito alla prestazione senza battere ciglio, la gente ha avuto timore anche a sospirare, migliaia di spettatori hanno ascoltato unicamente il suono delle mani che rimbalzano da una stanga all’altra, il sibilo dei volteggi, il fruscio dei salti, un momento di pura magia, una prestazione mai vista, quando Nadia atterra alzando le braccia il pubblico esita per un istante tanto è lo sbigottimento. Quindi deflagra l’applauso, c’è commozione, qualcosa di inedito è successo, tutti lo comprendono. I giudici di gara ci mettono un quarto d’ora per assegnare il punteggio, dirà Nadia decenni dopo che le era venuto il dubbio di aver sbagliato qualcosa nell’uscita, nell’impattare coi piedi.

Un tempo, i tabelloni che segnano i punteggi non prevedevano un numero a due cifre prima della virgola che segna i decimi e i centesimi: il punteggio massimo poteva arrivare a 9,99 e non un 10; una scelta voluta dallo stesso CIO, il Comitato Olimpico Internazionale. Succede l’impensato, Nadia ottiene per la prima volta nella storia delle parallele asimmetriche 10, cioè ciascuno dei giudici ha assegnato 10. L’unanimità.

Scroscia un applauso senza fine, Nadia è commossa, abbraccia il suo allenatore Béla Károly, poi le sue compagne di squadra, le rivali russe le favorite. Tutti si inchinano alla nuova stella della ginnastica artistica. C’è una foto che la ritrae al Madison Square Garden mesi prima dell’apertura dei Giochi, dove sembra colta di sorpresa e sorride, lei che non si consentiva mai un sorriso, ed è accanto al ginnasta statunitense Bart Conner. Lui che la bacia sulla guancia, entrambi con le coppe in mano.

Nadia nasce il 12 novembre 1961 a Onești, in Romania, seconda figlia di Gheorghe e Ștefania-Alexandrina Comăneci, segno zodiacale scorpione. Un nome che la madre sceglie dal russo Nadežda, ovvero speranza. Viene scoperta dall’allenatore di ginnastica Béla Károlyi che ha solo 6 anni. Nel 1970 prima vittoria nel campionato nazionale a squadre, è l’inizio della leggenda.

Fa parte della squadra rumena nei Giochi Olimpici di Montreal, è il 1976 e Nadia è minuta, 150 cm di statura, 40 chili di peso, coda di cavallo, un corpo che sotto il body attillato mostra il suo seno appena accennato e il rilievo del costato. Dopo la vittoria alle asimmetriche vincerà a Montréal l’oro nell’individuale e nelle travi, l’argento nel concorso a squadre, il bronzo nel corpo libero, otterrà la bellezza di ben sei 10. In patria è accolta come una regina. È ricevuta dallo stesso Ceaușescu che la inviterà spesso a palazzo. Viene insignita dell’onorificenza di Eroe del lavoro socialista, le doneranno una villa.

Nei fatti verrà maldestramente usata dalla propaganda e pagherà un prezzo che non poteva preventivare nella sua ingenuità di adolescente: divenne l’amante segreta del terzogenito di Ceaușescu, Nicu, quando non aveva che 15 anni, capitolo di cui Nadia ha sempre preferito tacere. Nicu è un figlio viziato, assume droghe, abusa con l’alcol, gioca d’azzardo. Ama le automobili e le feste orgiache. Scorrazza dove vuole, pare un libertino del ’700.

Alle Olimpiadi di Mosca del 1980 Nadia vincerà altri due ori ma al suo ritorno, dopo che Béla è scappato negli Stati Uniti, alla Comăneci saranno vietati i viaggi all’estero. La Comăneci si ritira dalle competizioni nel 1984, dopo aver vinto tutto. L’annuncio del suo ritiro avviene poco prima dei Giochi della XXIII Olimpiade di Los Angeles. Per un periodo allena i giovani ginnasti rumeni. Tenta il suicidio a causa delle continue vessazioni di Nicu e dell’asfissia cui la costringe il regime in tutto ciò che fa, ma riesce a fuggire dal paese la notte del 27 novembre 1989, abbandonando la sua lussuosa villa di Bucarest. A piedi, dopo sei ore di angoscia attraversa il confine con l’Ungheria dove la aspetta il suo amico di sempre Constantin Panait.

La fuga la porta negli Stati Uniti dove si occupa di promozione di abbigliamento sportivo ma sfila anche come modella. Intanto in Romania cade il regime, Elena e Nicolae Ceaușescu vengono giustiziati, Nicu arrestato e condannato a 20 anni di reclusione; rilasciato nel 1992, nel 1996 è ricoverato con diagnosi di sanguinamento del tratto gastrointestinale e cirrosi epatica e muore a Vienna nel 1996 in assoluta povertà. Nadia negli Stati Uniti incontra il ginnasta Bart Conner durante un’intervista in uno studio televisivo, lo stesso che l’aveva baciata sulla guancia in quel lontano 1976. Si sposeranno a Bucarest nel 1996 in diretta televisiva neanche fosse stata la principessa Diana, quindicimila persone assistono al matrimonio fuori il sagrato. Nel 2006, a 44 anni, Nadia da alla luce il loro unico figlio, Dylan.

Nadia ricorderà il suo periodo durante la dittatura come una reclusione dentro una cella dorata dove non poteva ricevere nessuno, ma non dirà mai nulla di biasimevole contro Nicu; in fondo lo vedeva come una vittima anche lui del regime, con una madre avida e ambiziosa, un padre vanitoso e fanatico di sé stesso che si faceva chiamare “Conducător”.

Attualmente Nadia dirige una clinica per le cure delle distrofie infantili e fa parte del Comitato olimpico rumeno. Con Bart gestiscono un’accademia di ginnastica. È una donna finalmente appagata e felice.

Marcello Chinca Hosch