“Il senso di colpa è un relitto che dalle tenebre degli abissi affiora all’improvviso per oscurarci l’orizzonte”.
È in libreria dal 21 novembre Il frastuono del mondo di Sebastiano Martini (Voland 2025, pp. 120, € 17).
Martini è avvocato civilista. Ha pubblicato diversi romanzi Covadonga (Edizioni Leucotea 2019), La notte dell’acqua alta (Edizioni Ensemble 2020), Stato passivo (Edizioni Ensemble 2021), Il mare delle illusioni (Arkadia editore 2023) proposto al Premio Strega 2023, Il desiderio imperfetto (Arkadia Editore 2025), proposto al Premio Strega 2025.
In un mercatino dell’usato di Trieste, un agente immobiliare di Asti che soffre di acufene, si imbatte in un venditore ambulante che gli offre l’acquisto di un paio di vecchie cuffie con il cavo tagliato.
Le presenta come “un rimedio contro il frastuono del mondo”. Il protagonista non compra niente ma quell’incontro lo scuote profondamente complice anche il lutto per la morte di un amico.
La sua malattia diventa lirica: “sapeva bene che nessun luogo, per quanto isolato, poteva affrancarlo del tutto dalla percezione sonora del vivere”.
Il consiglio del suo medico sembra un monito esistenziale: “Non si affanni a cercare il silenzio. Il silenzio non esiste.”
Un libro sui ricordi, sul passato e sul mondo possibile.
Un romanzo sulle coincidenze e su quanto a volte ci sentiamo inadeguati, sul dolore di vivere ma anche sulle domande che ci inseguono: “Che rumore fa il senso di colpa?”.
E infine sulle risposte che continuiamo a cercare.
Carlo Tortarolo
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Alcuni giorni dopo la visita, per cercare di mettere in pratica il consiglio dell’otorino, decise di prendersi qualche ora per passeggiare sulle colline del
Monferrato e ascoltare la natura. Sapeva bene che non sarebbe servito a nulla, già la sua mente provava invano, di continuo, a distinguere e ad attribuire un nome, un’origine, a ogni rumore.
Nella campagna parcheggiò la macchina a lato di una via provinciale e imboccò a piedi un largo passaggio sterrato tra i vigneti. Camminava, attento a non produrre un eccessivo calpestio, anche per non essere scoperto da qualche contadino o proprietario. Quando fu lontano dalla strada si fermò e si mise ad ascoltare; la luce profumava di terra e di sudore degli uomini e di tabacco.
Pochi istanti dopo, quando abbassò lo sguardo, si accorse della presenza di un uomo a una decina di metri di distanza da lui. Nell’avvicinarsi lo riconobbe subito, da quelle parti lo conoscevano tutti, era forse il cittadino più illustre. Indossava un pigiama classico a righe azzurre con i bottoni, un blazer blu notte appoggiato sulle spalle e consunto nei revers; ai piedi, portava logore e slacciate scarpe inglesi, in cuoio testa di moro, con un motivo a coda di rondine; fumava una sigaretta e osservava, attraverso le lenti nere di un paio di Persol in tartaruga, le colline oltre le vigne.
“Buongiorno, Maestro.”
L’uomo ricambiò il saluto senza nemmeno voltarsi.
“Proprio una bella giornata, vero?”
“Il medico me le ha vietate, a ottantasei anni, le pare che questo abbia un senso?”
“No, in effetti non lo trovo giusto.”
“Vede, senza queste non riesco a pensare e se non posso pensare, non mi è possibile scrivere musica.”
Fece una tirata profonda e, in attesa di riprendere la parola, trattenne nei polmoni il fumo, che liberò poi in tutta la sua densità dal naso prominente per disperderlo tra i baffi ingialliti dalla nicotina. Pareva che si stesse esibendo per un unico spettatore e a Orlando quelle parole cavernose, stillate con parsimonia da una gola graffiata, già sembravano musica.
Quando le persone si riferivano a lui, in città, non mancavano mai di menzionare il fatto che fosse un uomo molto riservato, sfuggente, insofferente alla popolarità. Orlando aveva anche letto da qualche parte di una passione del Maestro per l’enigmistica: amava esercitarsi nei rebus, nei cruciverba più difficili, nelle sciarade; e fin da bambino aveva coltivato il vizio – così lo aveva definito lui stesso nell’intervista – della pittura. Senza farsi vedere da nessuno dipingeva… trattori quando era piccolo, più avanti negli anni donne nude e, infine, musicisti jazz.
“I dottori sanno solo vietare, vogliono eliminare dalla nostra vita ciò che ci serve per differenziarci dagli altri. Guardi quella nuvola di fumo, lo sa cos’è?”
“No, Maestro, non saprei.”
“Quello è un Si bemolle che se ne va.”