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Azzurra D’Agostino. Due notti

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Quattro ragazzi. Per amor di precisione, tre ragazzi e una ragazza. Un gruppetto ben affiatato, che se ne va per un weekend estivo su nell’Appennino toscoemiliano. Tre giorni (quindi due notti, da cui il titolo) da passare nella casa che fu della nonna di due di loro. Una casa che la stessa ava ha maledetto.

Neri, Anna, Osso e Giulio, questi i nomi dei protagonisti principali. Sono tutti amici, hanno praticamente la stessa età.

Si trovano infatti a due passi da quella fascia adolescenziale in cui si sta come affacciati sull’orlo di un cambiamento, in attesa che si presenti.

Ecco il filo rosso di Due notti, romanzo YA di Azzurra D’Agostino, che vede i protagonisti raffigurati fra la fine del ciclo scolastico e la soglia di un passaggio dettato dall’età (il cambiamento di cui sopra). Non ancora “adulti”, ma quasi.

Già detto questo, si può capire come Due notti sia una storia che si muove sull’asse di un dramma esistenziale collettivo, anche se il termine può risultare un pelo troppo roboante e forse non calzare alla perfezione.

Ma nelle pagine orchestrate da D’Agostino, si attraversa effettivamente una linea d’ombra. L’autrice ne dà conto attraverso la scansione temporale entro cui avvengono i fatti, attraverso la tensione e i colpi di scena.

Andando avanti negli accadimenti che coinvolgono i quattro ragazzi, si passa dall’innocenza a una prima, fragile maturità. Un movimento che sarebbe ben più lungo nella vita reale, ma qui necessariamente sintetizzato: bastano due notti perché tutto accada.

Al di là della matrice noir incorniciata da un appennino misterico e duro, è il continuo sbriciolamento delle certezze dei quattro protagonisti, –capace di allontanarli e di portarli verso altro – a trovare spazio nel racconto dell’autrice emiliana.

Vi è nelle relazioni tra i ragazzi – tra loro e gli attori dell’universo montano, tra loro e le leggende che albergano nei luoghi – qualcosa capace di spingere in direzione di un accettare se stessi.

Ambientato in luoghi a lei familiari, D’Agostino imbastisce in Due notti – non riveliamo la trama, pena il rischio di togliere la sorpresa in alcuni  colpi di scena – un vero e proprio coming of age.

In esso, importante è quanto i protagonisti provano (fra loro e sulla propria pelle). Quindi le tensioni che il luogo provoca loro – sia in modo diretto sia metaforico – e le esperienze che ne ricavano.

La somma di questo spinge i nostri protagonisti verso una nuova comprensione del mondo, certo. Però soprattutto (lo ripetiamo) verso la comprensione di se stessi, di chi si è e, almeno un pochino, di chi si diventerà.

Forse nemmeno di chi si vorrebbe essere, ma proprio di chi si è.

Romanzo scorrevole e appassionante, Due notti gioca molto su una ambientazione non particolarmente sfruttata qual è quella montana.

D’Agostino riesce a restituirne – anche grazie all’inserimento oculato di  miti e leggende – l’atmosfera cruda, ferina che gli appartiene.

Atmosfera capace di dare corpo in un primo tempo a paure ancestrali e non, successivamente a trasformare le stesse paure in prove di coraggio.

L’amicizia perciò è messa in pericolo, specie da alcune azioni di uno dei ragazzi, e poi riconquistata. Insomma, come da manuale, è il passare attraverso un momento di crisi a renderla in seguito più forte, più salda.

Viene in mente, sempre riguardo l’ambientazione della storia, quella orchestrata da Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini in alcuni libri scritti a quattro mani, altrove la cupezza di alcune scene sembra derivare da una attenta lettura e spacchettamento del Golding de Il signore delle mosche.

La vera spina dorsale però appaiono essere le tradizioni, le leggende, che popolano tutto l’Appennino da Nord verso Sud, non solo quello toscoemiliano.

Il biancospino presente in Due notti, per esempio, che dovrebbe proteggere dalle energie negative come dalle streghe, è un elemento rintracciabile in varie zone d’Italia e del Nord Europa. Farlo morire (cosa che nel libro non pare essere un buon segno) si riallaccia alla leggenda del bastone di Giuseppe d’Arimatea.

Dall’altro lato stanno invece alcuni topos presenti nel genere horror e di sempre sicuro effetto, come la maledizione della casa.

E comunque D’Agostino si dimostra abile nel penetrare ambienti e caratteri dei personaggi, così come nel dare le giuste tensioni alla narrazione. Pur con rimandi apparentemente facili da individuare e una programmaticità evidente nella trama, sa regalare più di un brivido al lettore.

Sergio Rotino

Recensione del libro Due notti di Azzurra D’Agostino, Edizioni Il castoro 2025, pagg. 152, € 16,00

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