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Ennio Flaiano. Chiuso per noia

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Ce l’ha sempre avuta con quei film che «presuppongono, di regola, un pubblico eccessivamente tardo di comprendonio» o che «rendono confortevole l’esistenza, allo stesso titolo dei treni rapidi, delle automobili, dei termosifoni». Al contrario entusiasta per film come ‘Verso la vita’ di Renoir, ‘Ombre rosse’ di Ford o ‘Monsieur Verdoux’ di Chaplin, «in cui tutto porta il marchio così semplice e raro del genio». E Orson Welles? «I suoi personaggi appartengono a quella categoria che mangia il pollo con le mani non per maleducazione, ma per eccesso di carattere, per prepotenza di immaginazione e di volontà!».

Estasiato ma sofferente, da sempre, all’evoluzione del cinema e alle sue invenzioni tecnologiche, da comprendere da amare da odiare da svelare. Come tutti noi amanti e critici del cinema degli autori, nati in varie epoche ma così uniti nel voler difendere e diffondere un cinema non confortevole. Ennio Flaiano ne ha scritte e ‘cantate’ da poterci fare un’enciclopedia. Ci accontentiamo di questo irresistibile volume, passaggio obbligatorio tra decenni di cinema.

Siamo tra il 1939 e il 1969, nel frattempo la collaborazione con Fellini aveva prodotto La Dolce Vita e 8 ½, il sarcasmo, l’ironia e la disillusione attraversano le epoche con una lama affilata e pungente, senza mai di colpo ferire. Semmai di spugna gettare (l’italiano perbenista e conformista..). La noia di cui si fa cenno nel titolo (e in tanti scritti dell’autore) altro non è che la tendenza a cadere nella superficialità, propria di una stato perenne di sonnolenza cognitiva, la mediocrità di chi vede solo la via più semplice per il proprio cammino in questa vita. La via di Ennio va in direzione opposta, scandaglia trame e ne trasforma le briciole in un puzzle esistenziale che riflette il suo desiderio di strappare dalla noia.

Un volume di letteratura applicata al cinema, o la sceneggiatura di un film immaginario che vede lo sprovveduto spettatore italiano districarsi tra autori e storie che fanno emergere impulsi esistenziali angoscianti. Da Luchino Visconti a Carol Reed, da Roberto Rossellini a Orson Welles, tutto lascia pensare che il cinema sia un po’ lo specchio (in)cosciente delle proprie riflessioni inconfessabili.

«Per anni ha scritto delle critiche sui giornali, senza cavarne altro che inimicizie ed errori tipografici» disse di sé Ennio, così come era risaputo che andasse al cinema per sgranchirsi «l’immaginazione e la visione morale del mondo».

E il pubblico? Come porsi nei confronti dei lettori e spettatori paganti al cinema? «..il pubblico, quest’ente vago e colpevole, è spesso tirato in ballo. Ma il pubblico non esiste o, meglio, siamo noi. Tutti credono che si tratti, invece, di altri».

Chissà cosa penserebbe del cinema contemporaneo (e italiano).

Ennio, qui tiriamo avanti per noia.

Samuel Chamey

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Chiuso Per Noia, Ennio Flaiano, Piccola Biblioteca Adelphi 2025, Pp. 326, Euro 16.

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