Quanto può durare la “stagione all’inferno” vissuta da una singola persona? E, una volta passata (se effettivamente è lecito dire così), come raccontarla senza indulgere in una certa compiacenza da “superstite apparentemente superdotato” alla maniera di molte rockstar col vizio dell’autocelebrazione su carta? Se volete trovare una risposta sincera a queste domande e siete convinti…
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