C’è un’Italia che non entra nei libri di storia, ma entra eccome nelle segrete fantasie di intere generazioni: è l’Italia di Rocco Siffredi, nato Rocco Tano a Ortona, piccolo comune abruzzese affacciato su un Adriatico che, negli anni Sessanta, profumava più di salsedine che di rivoluzione sessuale. Da bambino di chiesa – addirittura chierichetto, con la madre che già lo vedeva in pulpito invece che in copertina – Rocco scopre presto che il suo “demonio personale” non si esorcizza con l’acqua santa, ma con una curiosità ostinata per tutto ciò che il catechismo etichettava come “impuro”.
A sedici anni si imbarca nella Marina mercantile, due anni di mare e di orizzonti, poi la fuga verso Parigi, la città dove il pudore era sconosciuto nei cabaret di Pigalle. È lì, in un locale a luci rosse, che incontra Gabriel Pontello, pornostar dell’epoca, che gli apre le porte di un mondo fatto di set, luci basse e nomi d’arte: Roch Siffresi (da Alain Delon in Borsalino) + Rocco (da Rocco e i suoi fratelli), e voilà, nasce Rocco Siffredi.
Gli esordi: da Ortona a “Rocco l’italiano”, passando per il primo ciak
Il primo film si intitola Belle d’amour (1984), e Rocco racconta che al primo ciak durò meno di un’illuminazione: anni di solitudine nello scantinato di Ortona esplosi in un istante. Ma è la tenacia a definirlo, non la prestazione: lascia i set per amore di Tina, una modella inglese, prova a fare il modello a Londra, poi il cuore – e forse anche la libidine – lo riportano al porno, questa volta con la consapevolezza di chi ha scelto, non di chi “è finito lì per caso”.
Negli anni Novanta esplode: Oscar del porno negli Usa, Hot d’Or a Cannes, e quella famosa immagine di lui che si siede, per un’intervista, sulla stessa poltrona appena lasciata libera da Robert De Niro, mentre fuori la gente lo ferma per strada come un divo del cinema “normale”. È il momento in cui il porno smette di essere solo cinema di nicchia e diventa fenomeno di costume: Rocco non è più solo un attore, è un personaggio.
Schicchi, Moana e la corte dei miracoli di Diva Futura
Se c’è un architetto del porno italiano, quello è Riccardo Schicchi: siciliano, visionario, libertario, con un’idea semplice e geniale – trasformare le pornostar in “personaggi”, non solo in corpi. Rocco lo ricorda come un “padre professionale”: “Ero l’unico maschio in un harem di donne”, racconta, e in quell’harem ci sono Moana Pozzi, Cicciolina, Ramba, Eva Henger, e un’intera scuderia di sogni trasformati in marchi di fabbrica.
Con Moana, Rocco ha un rapporto speciale: sono due “gocce fuori dall’acqua” in un mondo pieno di cialtroni, lui con l’aria del bravo ragazzo, lei con l’eleganza e la classe di chi, con quel settore non c’entra nulla.
Moana lo accoglie nel suo camerino – unico attore ammesso – e gli confessa: “Questi sono tutti pazzi”. È lei che paga il prezzo più alto della notorietà: per strada la fermano e le urlano insulti, e Rocco c’è, al suo fianco, a fare da scudo umano e da amico.
Aneddoto significativo: Rocco racconta che Moana era “quasi asessuata” nella vita, poco interessata al sesso, eppure sul set si trasformava, prendendo indicazioni, entrando nella parte, fino a diventare l’icona di un’epoca. Schicchi, da buon impresario, la vende a cifre da star: 100 milioni di lire a film, quando una pornostar “normale” valeva 500 mila.
Rocco e le donne: tra set, dipendenze e la scelta di Rosa
Rocco non nasconde la sua “erotina” – sesso come droga, energia e ossessione insieme. Ha momenti di down, prova a lasciare più volte, poi torna: “Il sesso è la benzina che mi ha portato avanti”, dice, ma aggiunge che la consapevolezza è tutto: chi fa questa scelta deve sapere che la società non ti tratta più come prima.
A 29 anni incontra Rosa Caracciolo, ex Miss Ungheria, attrice porno, e per la prima volta sente qualcosa che assomiglia all’amore “vero”, non solo alla passione da set. Si sposano nel 1993, due figli, Lorenzo e Leonardo, e una vita divisa tra Budapest (dove Rocco ha la sua sede produttiva) e l’Italia. È con Rosa che Rocco impara a bilanciare il desiderio con la famiglia, e a trasformare la dipendenza in mestiere. 
Aneddoti “divertenti” dal mondo del porno
Rocco è un narratore naturale: nei suoi racconti i set diventano luoghi surreali, quasi comici, dove il sesso è lavoro, ma anche goliardia. Racconta di John Holmes, il mito del “33 centimetri”, che sul set con Cicciolina si “ammosciava” inspiegabilmente, mentre con Baby Pozzi (la sorella minore di Moana) Rocco racconta che gli diventava durissimo, ma lei, completamente negata, durante la scena gli diceva: “Rocco, più piano, mi fai male, quando finiamo ti prendo a sberle”. I produttori, per salvare il film, la fecero doppiare con frasi tipo “scopami forte”, ma il contratto fu interrotto dopo un solo film: “Di Moana ce n’era solo una”, chiosò Rocco.
Altro aneddoto: quando il padre Gennaro, suo primo fan, entra sul set a Cannes e poi sale con lui sul palco per l’Oscar del porno, davanti a 5000 persone in standing ovation. È il momento in cui Rocco capisce che quella strada, tanto criticata, gli ha dato anche dignità: “E chi pensava di arrivare a 50 anni?”, dice, ricordando il medico che gli prediceva malattie e morte precoce.
La pubblicità della patatina che “tira”
Se c’è un momento in cui Rocco esce dal porno ed entra nell’immaginario collettivo “da bar”, è lo spot Amica Chips del 2006: vestaglia di seta, occhiali dorati, piscina, ragazze intorno, e lui che degusta patatine con l’aria di un Hugh Hefner nostrano.
Ricostruzione del set:
Location: una villa lussuosa alle porte di Buenos Aires, piscina scintillante, palme, un’atmosfera da playboy in pensione.
Costume: Rocco indossa una vestaglia di seta con una “R” ricamata sul petto, occhiali da sole, l’aria di chi ha appena finito un “lavoro” e si concede un premio.
Cast: Rocco + un gruppo di ragazze bellissime, posizionate strategicamente intorno a lui, come comparse di un sogno ad occhi aperti.
Colonna sonora: Daddy Cool dei Boney M. (1976), brano disco che aggiunge un’aura retrò e ironica alla scena.
Dialogo (versione integrale):
“Io di patatine ne ho prese tante, gustose, fragranti. Non ce la faccio a stare senza, le ho provate tutte. Americane, tedesche, olandesi, con la sorpresa! Ne mangiavo così, senza tanti complimenti, anche tre alla volta. Ma nessuna è come questa! Fidati di uno che le ha provate tutte: Amica Chips è la migliore!”
Claim: “A chi piace la patatina?” – slogan che non ha bisogno di troppe spiegazioni, con “patatina” che fa il lavoro sporco al posto di qualsiasi altra parola.
Lo spot viene trasmesso per alcune settimane su Mediaset, poi l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria lo considera “volgare e sleale” e impone la trasmissione in versione muta, o il ritiro. È il trionfo del doppio senso: Rocco non dice mai nulla di esplicito, ma ogni parola è una strizzata d’occhio.
Nel 2019, Amica Chips lo richiama per un sequel: stesso look (vestaglia, occhiali), stessa musica, ma stavolta il focus è sul “pacchetto”: “Sono sempre quello di una volta. E sono ancora pronto a stupirvi. Sempre dritto… il pacchetto”. Il nuovo packaging “Dritte in Tavola” non si piega mai, e il doppio senso si sposta dalla “patatina” al “pacchetto”, ma la sostanza resta.
Rocco regista, produttore e brand
Dagli anni Novanta in poi, Rocco non è più solo attore: diventa regista, produttore, e crea un suo impero a Budapest, con serie come Animal Trainer, True Anal Stories, Dirty Dreams. È lui a imporre l’estetica gonzo in Europa: budget bassi, camera a spalla, realtà che si mescola alla finzione, e un’idea di sesso come “azione vera”, non simulata.
Gira circa 1800 film, con oltre 5000 partner, ma il numero conta meno del mito: Rocco diventa un marchio, un punto di riferimento, un “Oscar del porno” vivente. Apre anche a progetti “non porno”: Romance di Catherine Breillat (1999), Anatomie de l’enfer (2004), dove il sesso c’è, ma è trattato come teatro, non come spettacolo.
L’eredità: da Ortona al mondo, passando per la censura
Rocco festeggia i 50 anni nel 2014 a Budapest, vivo, vegeto, e più famoso che mai.
La sua eredità è duplice: da un lato ha “sdoganato” il porno italiano, rendendolo un fenomeno di massa, dall’altro ha pagato il prezzo di una società che lo celebra e lo condanna nello stesso tempo. Oggi, con l’avvento dei siti gratuiti e del porno “amatoriale”, Rocco si lamenta: “Hanno rovinato il porno: noi facevamo controlli, liberatorie, visite mediche, loro postano tutto, anche minorenni, e poi noi finiamo nella merda”.
Ma il suo tono non è mai amaro: è ironico, disincantato, consapevole di aver vissuto “20 anni intensi invece di 50 di noia”. E quando gli chiedono se ha rimpianti, risponde: “No, ho fatto quello che volevo fare. E non pensavo che mi potesse riuscire così bene”.
Perché Rocco interessa a Pornodiem
Perché Rocco non è solo un pornostar: è un personaggio culturale, un’icona di un’Italia che voleva essere libera, edonista, trasgressiva, ma anche ingenua. È il volto di un’epoca in cui il sesso si poteva ancora raccontare con ironia, senza scadere nel trash o nella morale.
E poi c’è la pubblicità della patatina: un momento in cui il porno entra nelle case di tutti, non attraverso un film, ma attraverso uno spot che fa ridere, ammicca, e lascia a ognuno il compito di decidere quanto “sporco” ci vuole vedere.
È lo spirito di Pornodiem: parlare di sesso con rispetto, intelligenza, e un sorriso.
Francesca Mezzadri