Elise Gravel e Magali Le Huche. La tribù che puzza

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«Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco: «Oh! Aspetta un po’!».

Qualcosa scuoteva il sottobosco da una parte del solco, e una pioggia di gocce cadde crepitando».

W. Golding, Il signore delle mosche

La tribù che puzza, di Elise Gravel e Magali Le Huche, tradotto da Maria Pia Secciani per Edizioni Clichy, è una banda scalmanata di bambini che vivono nudi in capanne sugli alberi, in armonia e molto divertimento con i loro (e i nostri) amici animali.

La banda è guidata da una divertente bambina di nome Fanette Ducoup. Una bambina forte e coraggiosa, che difenderà i suoi amici dalla direttrice del vicino orfanotrofio di nome Yvonne Carré, intenzionata più che mai a ripulire con una mega lavatrice lava-bambini di sua invenzione, quel gruppo di mocciosi maleodoranti e insolenti.

La prima cosa che colpisce in questo libro è che il racconto è il sogno di tutti i bambini: essere liberi e avere tutto il tempo per divertirsi ed organizzarsi.

Non preoccupatevi è solamente un sogno, ma per chi sa vedere certe cose e ha letto abbastanza, è un chiaro rimando, o un omaggio, fate voi, a Il signore delle mosche dello scrittore inglese e premio Nobel Sir William Gerald Golding (1911-1993).

I bambini spesso crescono lontano dalla natura. Dai loro condomini, dalle finestre delle loro camere, dagli appartenenti delle città, a volte pensano che un parco di quartiere sia qualcosa di grande e unico, di speciale addirittura.

La loro immaginazione, in un certo modo, li difende e li inganna. Forse li prepara.

Immaginate infatti il momento in cui vedranno un bosco, un prato a perdita d’occhio, una balla gigantesca di fieno. Immaginate quando verranno invasi dagli odori della campagna, quando vedranno qualcosa di diverso muoversi attorno a loro che non sia un cane o un gatto.

È una sensazione da non sottovalutare, è qualcosa a cui prestare attenzione. Da questo libro come questo possiamo trovare delle ispirazioni davvero suggestive, ripensare al modo in cui viviamo, alla Natura che ha davvero bisogno della nostra protezione, della nostra cura e della nostra indifferenza, se intendiamo bene il significato e la sfumatura di questa parola.

Nei nostri figli la voglia di esplorare e conoscere è sempre forte. È lì, in agguato. È una caratteristica propria dei bambini e fortunatamente anche di alcuni genitori, che non hanno perso la curiosità né la voglia di correre.

Tutte queste sensazioni sono racchiuse nelle immagine fortemente espressive e ricchissime di dettagli dell’illustratrice Magali Le Huche. La narrazione è ben costruita e sarà sicuramente da stimolo per un confronto genitore e figlio.

Un’ultima cosa: questo libro ci insegna che i nostri figli non possono avere dei comportamenti sempre impeccabili. Lasciamo andare alcune cose, anche come premio all’impegno e alla resistenza dentro casa.

Se faranno guidare un’ambulanza dei Playmobil a Capitan America dei Lego Duplo non preoccupatevi, andrà bene anche così.

Questo periodo ve lo ricorderete, non sprecatelo. Potrete dire: Era vero. Era reale. Io cero.

Edoardo M. Rizzoli

Riferimenti:

William Golding, Il signore delle mosche, Mondadori Oscar Junior, 2016, presentato da Stephen King, traduzione di Filippo Donini e di Simona Brogli (della prefazione)

Recensione al libro La tribù che puzza di Elise Gravel e Magali Le Huche, Edizioni Clichy, traduzione di Maria Pia Secciani, 2020, pagg. 32, euro 17.