Con questo articolo inauguro il sesto anno di collaborazione con Satisfiction. Sono veramente felice che questo anniversario coincida con il libro di una scrittrice a me molto cara.
La settimana scorsa ero al Festival della letteratura indipendente di Pomigliano d’Arco e, mentre ero in fila per comprare un panino, mi trovo vicino a Dario Voltolini.
Gli dico: sai che ho letto il nuovo libro di Luigia Bencivenga?
E lui: Luigia è una fuoriclasse.
E proprio Dario Voltolini l’ha scelta per impreziosire una collana che lui stesso dirige per l’editore Hopefulmonster. La collana si chiama Pennisole, il libro di Luigia L’oculista del rione T.
Che abbia un talento incomparabile, siamo tutti d’accordo ed è bello che un grande scrittore come Voltolini lo dica con leggerezza e candore.
Non ci ha dovuto nemmeno pensare perché è ovvio, per tutti quelli che hanno letto il suo primo romanzo fiume, quel O’Cane saltato fuori dal Premio Calvino e che tanta fortuna ha avuto.
Io stesso l’ho conosciuta grazie a quel libro. Eravamo finalisti allo stesso premio e lei arrivò seconda e io terzo, ma quell’occasione mi servì per conoscere il lavoro di questa scrittrice così unica nella nostra letteratura.
Subito dopo aver letto L’oculista del rione T., libro piccolo ma estremamente denso, fatto di schegge affilate di racconto, ho scritto che tra una maiuscola e un punto, Luigia Bencivenga, trattiene una speciale energia. Il suo pregio più grande è la capacità di domare la frase. Tutto, nella sua prosa, obbedisce ad una speciale misura. Un metro, quasi.
Padrona di una cultura vasta, Luigia ha il dono di non essere mai pedante.
Una delle sue passioni, per esempio, sono i Kiss. Cosa che non sfugge a chi ha letto il suo primo romanzo. Una passione un poco strana, forse, ma chi ha avuto il piacere di conoscerla, chi è stata alle sue presentazioni e ci ha parlato, ha potuto scoprire come, questa sua innocua ossessione, possa rappresentare una specie di sintesi. Perché nel suo lavoro il contrasto tra alto e basso, tra folclore e grande letteratura, si alternano come il movimento dell’altalena. Ed è ipnotico come lei riesca a tenere insieme un numero così alto di invenzioni narrative, di salti mortali, di storie divertenti, sconcertanti, disturbanti e poi, di nuovo ironiche e spiazzanti.
Sebbene non sia molto lungo, L’oculista del rione T. è esaustivo per chi vuole avvicinarsi al lavoro di questa scrittrice formidabile. Perché anche in poche righe, lei è capace di mettere dentro tutto il suo panorama esistenziale: il rione, i bassi, e poi gli extraterrestri, Joyce, Dublino, con una capacità che solo Jarman.
In conclusione, so di non aver detto nemmeno per un momento di cosa parla questo libro, ma è davvero impossibile riassumere o anche solo desumere una trama.
Il libro che abbiamo tra le mani è il risultato di un’esplosione, una pioggia di detriti raccolti dopo una deflagrazione. Ciò che conta qui è la frase, la scrittura. Quando avrete finito, vi chiederete cosa avete letto, felici di averlo fatto.
Pierangelo Consoli
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Luigia Bencivenga, L’oculista del Rione T., Hopefulmonster 2026, Pp.104, Euro 11,40